Un paradosso doloroso, in cui l’amore genitoriale, pur profondo e autentico, rischia di trasformarsi in una prigione emotiva.
Dopo giorni di voci e speculazioni, la notizia è stata ufficializzata: Mojtaba Khamenei, figlio di Ali Khamenei ucciso negli attacchi degli Stati Uniti e di Israele del 28 febbraio, è stato scelto come nuova Guida suprema iraniana dall’Assemblea degli esperti, il gruppo di religiosi sciiti responsabile, secondo la legge iraniana, della scelta del leader supremo del Paese.
“La regione è attraversata da un processo di transizione che non nasce oggi. Ma non bisogna scambiare la riscrittura dei rapporti di forza per vere trasformazioni”.
Mentre restano formalmente aperti i negoziati sul programma nucleare iraniano, gli attacchi aerei condotti congiuntamente da Stati Uniti e Israele contro obiettivi strategici in Iran segnano un nuovo passaggio di tensione in Medio Oriente.
L’ultimo scorcio dell’anno appena trascorso ha (nuovamente) consegnato all’attualità del dibattito pubblico un tema che investe il senso della precarietà e della fragilità dell’uomo, ma anche la sua preziosità e il suo valore: il «fine vita».
La tempesta perfetta è quella che semina distruzione oltre ogni immaginazione, quella che nessuno avrebbe mai voluto vedere.