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Se una famiglia in condizioni di estrema miseria non aveva più nulla di cui disfarsi, ma era bisognosa di racimolare pochi provvidenziali centesimi, lu pezzaru comprava i capelli delle donne che, dopo un opportuno trattamento, servivano per confezionare parrucche e chignons posticci.

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I tini insieme alla gamma delle botti, usati per lavorare l’uva, li costruiva lu uttaru, il bottaio, abile nel manovrare l’ascia ed i legni più idonei alla costruzione dei caratteristici contenitori come castagno e rovere.

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Oggi 93 anni di una vita interamente dedicata alla Chiesa di Lecce. Ieri nel ministero attivo, da qualche anno nell’offerta della preghiera quotidiana e della sofferenza che lo costringe a casa.

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Quando gli indumenti e gli accessori non si gettavano come si fa oggi, si scambiavano con altra merce o, addirittura, si vendevano.

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Spesso le parole non bastano per raccontare, descrivere, sprigionare emozioni. Bisogna vedere, ammirare, sorprendersi. ortunatamente c'è chi può esaudire un desiderio non facile da soddisfare.

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Torna ai leccesi e ai tanti turisti che stanno affollando il territorio salentino quello che può essere considerato il foyer di benvenuto alla città per tutti coloro che arrivano da nord: le mura urbiche tra viale De Pietro e via Calasso.

 

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