In tutta la provincia di Lecce le feste pasquali hanno il loro epilogo con la Pasquetta, diversamente detta riu o pascareddhra: una scampagnata con annessa merenda che si fa domani il Lunedì dell’Angelo e che i leccesi protraggono al martedì, rispettando un’antichissima consuetudine, retaggio del rito bizantino (GUARDA).

 

Il silenzio della notte e la devozione orante della città hanno accolto ieri sera nelle vie e nelle piazze del centro storico i simulacri della Desolata e del Cristo morto (attribuito al Maccagnani) e rinnovato nell’allestimento grazie ai recenti interventi di restauro voluti da Claudio Selleri, priore della confraternita di Gesù agonizzante e Santi Medici.

 

La raganella o bàttola, secondo il vocabolario della lingua italiana, è uno: «strumento formato da una ruota dentata montata su un pezzo di legno che serve da manico, intorno al quale è fissato un telaio con una lamina; agitando il manico, la lamina striscia contro i denti della ruota producendo un suono simile al gracidare delle raganelle».

 

La Pasqua è una festa di origine ebraica e ricorda la fuga dall’Egitto del medesimo popolo. Il nome originario deriva da pessah, che significa letteralmente “saltare oltre”, in ricordo della notte quando il Signore oltrepassò le case degli Ebrei, contrassegnate dal sangue dell’agnello sacrificato, risparmiandone i figli maschi.

 

La devozione per l’Addolorata, sebbene esistente da secoli, si diffuse nella cristianità soprattutto grazie alla predicazione dei Padri Serviti, fondati a Firenze nel XIV secolo. I Servi di Maria, infatti, erano particolarmente devoti alla Vergine e nel 1668 ottennero di poter celebrare una festa in onore dell’Addolorata.

 

Dopodomani, 27 marzo, venerdì di passione, Lecce festeggia una delle sue compatrone, Maria SS. Addolorata (l’altra è Sant’Irene).

 

 

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