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L’aspetto più toccante ed evidente che si nota alla Casa della Carità è come sia mista e variegata la rappresentanza umana che vi si rivolge per bisogno di aiuto.

 

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Scandiscono i tempi delle giornate, delle stagioni, degli anni nelle città, tra arrivi e partenze, rispecchiando le speranze, le gioie, le delusioni, i disincanti e le rinascite: le stagioni ferroviarie.

 

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Ormai si sa che parlare di Casa della Carità significa parlare di un’unica grande famiglia. Ci sono affetti, amicizie, litigi, rancori e tutto questo dall’inconfondibile sapore di casa. Ma la Casa della Carità è tanto, troppo, altro e non si può non parlarne.

 

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Sono passati sei anni, sembrano più tsunami consecutivi che si abbattono nella tua vita. Non vedi sbocchi in una esistenza sempre più nera, ma poi ti rendi conto che, pur se con luce diversa, il sole risorge e porta sempre qualcosa di nuovo, e non sempre il nuovo è negativo.

 

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Gentile amico lettore, grazie per aver aderito a questa iniziativa di carità a sostegno dei più deboli.

 

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Quante mani osservate, non strette, ma con l’amore raggiunte.

 

 

Chiesa di Lecce per il Coronavirus