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È un evento straordinario e storico quello accaduto ieri a Carmiano: una processione straordinaria ha accompagnato il simulacro dell’Immacolata, patrona del paese, verso la chiesa di Sant’Antonio Abate.

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In assenza dell’arcivescovo Michele Seccia - che si trova in Terra Santa alla guida del pellegrinaggio diocesano che si concluderà il prossimo 24 novembre -, sarà il vicario generale della diocesi mons. Flavio De Pascali a presiedere il rito delle esequie di Gianni Rizzo, domani mattina alle 9,30 nella parrocchia Sant’Antonio Abate di Carmiano.

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Si svolgeranno dopodomani 18 novembre alle 9,30 nella sua chiesa parrocchiale dedicata a Sant'Antonio Abate, i funerali di Gianni Rizzo. In una domenica triste per tutta Carmiano che resterà tra le più drammatiche tra quelle vissute dalla comunità. L'amministrazione comunale ha infatti proclamato il lutto cittadino.

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Mercoledì sera nella parrocchia di S. Antonio Abate in Carmiano si è svolta l’ordinazione sacerdotale di don Matteo Quarta. Ieri, invece, in concomitanza con la solennità di Ognissanti, il nuovo presbitero ha presieduto la sua prima messa insieme alla sua comunità.

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Mentre nella parrocchia di S. Antonio Abate a Carmiano si vivono giorni intensi in preparazione dell’ordinazione sacerdotale di don Matteo Quarta, abbiamo chiesto a suo padre Osvaldo come ci si sente ad essere genitore in un momento così importante.

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Il prossimo 31 ottobre, attraverso l’imposizione delle mani e la preghiera consacratoria di mons. Michele Seccia, don Matteo Quarta diventerà sacerdote in eterno. La celebrazione avrà luogo presso la parrocchia di S. Antonio Abate a Carmiano dove l’intera comunità attende con grande gioia questo evento.

Manca poco più di una settimana al grande giorno e mentre don Matteo Quarta, oggi educatore presso il seminario arcivescovile di Lecce, è alle prese con gli ultimi preparativi, abbiamo deciso di incontrarlo per fargli qualche domanda…

Don Matteo, quello in cui viviamo oggi è un momento storico difficile: siamo scivolati pian piano nel tempo della paura, molti governi nel mondo hanno cominciato ad adottare politiche nazionaliste che prevedono la chiusura delle frontiere, l'innalzamento dei muri, l'intolleranza verso il diverso. Si tratta del tentativo maldestro di trovare un capro espiatorio: stiamo infatti attraversando, spesso senza l’aiuto di coordinate precise, l'era della post-modernità, trascinandoci dietro una crisi molto più ampia, molto più intima che investe le nostre coscienze e le nostre identità. Cosa significa per te diventare prete oggi? Nell’età dei ritmi frenetici, dell’odio gratuito e dell'indifferenza morale si può ancora essere uomini aggrappati al cielo e radicati in terra?

Certamente non sono dei tempi storici facili; tante sono le sfide da affrontare e vivere, in modo particolare la “sfida educativa” che, come presbiteri, ci riguarda da vicino ed è legata agli ambienti in cui svolgiamo il ministero. Essere prete oggi per me significa non stancarsi di annunciare il Vangelo non solo con le parole ma soprattutto con la vita vissuta, specialmente quando si tratta di andare controcorrente. Un annuncio del Vangelo che passa innanzitutto da un’autentica e assidua vita di preghiera che credo importante e fondamentale per la mia vita. È alla luce della Parola di Dio pregata che posso capire come essere prete oggi; è il confronto quotidiano con essa che mi aiuta a farmi annunciatore della voce di Dio in un contesto storico-sociale non certamente facile. Quindi animati da questo spirito si può essere "uomini aggrappati" al cielo e radicati in terra: tutto parte dalla Sua parola annunciata e fatta carne nell’Eucarestia. Dio stesso nella storia dell’umanità ha preso sembianza umana, per cui può essere così anche per ciascun uomo.

Quando hai davvero capito che Dio aveva deciso di scommettere su di te guidando i tuoi passi verso la scelta del sacerdozio?

La scommessa di Dio sulla mia vita posso definirla facendo riferimento alle famose “quattro del pomeriggio” del Vangelo di Giovanni. Ciò è avvenuto quando ho sentito, rivolte a me in modo forte e radicale, le parole: “lasciarono tutto e lo seguirono”. Lasciare tutto è significato per me compiere la volontà di Dio. Sto diventando prete perché ho risposto, con amore e libertà, ad una chiamata che Dio mi ha rivolto. Ma l’iniziativa è di Dio. Per cui il momento in cui “ho davvero capito” è stato quando ho riscoperto la volontà di Dio sulla mia vita.

Come stai vivendo questi giorni in attesa del momento più importate della tua vita? Raccontaci le tue emozioni e qualche sogno per il futuro.

Sto vivendo questi giorni di attesa con grande trepidazione ma soprattutto tendendo vivo il dialogo con Dio che credo importante e fondamentale nella vita di un presbitero; la partita me la sto giocando tutta con Lui. Certamente in questi giorni mi passano nella mente e nel cuore, come un flash, tutti gli anni di cammino svolti in seminario, sia in quello diocesano di Lecce e sia in quello regionale di Molfetta; non posso solo che essere tanto grato al Signore per i doni che mi ha fatto in questi anni e per il grande e immenso dono del ministero che sta affidando alla mia umile e fragile vita. Mi sento così piccolo davanti a un così grande ministero ma nello stesso tempo è Dio che, fidandosi di me, mi rende grande e amato di un amore particolare. I sogni per il futuro? Imparare sempre meglio a mettere i miei passi nei suoi passi e andare dove Lui vuole.

Cos’altro augurare dunque al nostro caro don Matteo? Che nella sua vita sacerdotale possa sempre restare un uomo tra gli uomini e che, con l’annuncio del Vangelo, possa mettere in pratica l’amore, spargendo dovunque i semi di Dio, oltre agli egoismi, le menzogne e le paure del mondo.

 

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