Viviamo in un tempo che Bauman definiva interregno dell’indignazione, un sentimento che ha dominato lo spazio pubblico per anni, manifestandosi come un grido impotente.
Nel pieno di un’escalation che rischia di infiammare l’intero Medio Oriente, Riccardo Redaelli - tra i più autorevoli esperti italiani di geopolitica della regione - propone una lettura lucida e approfondita degli equilibri in gioco, tra logiche militari, tensioni politiche e implicazioni religiose.
L’imprenditore dialoga con il Sir di economia e impegno sociale: "L’Europa deve tornare ad essere esempio: dobbiamo negoziare con calma e uniti".
Le parole pesano e influenzano anche il modo in cui guardiamo il mondo, veicolano mentalità. Ne è convinto Adriano Fabris, professore di filosofia morale e di etica della comunicazione all’Università di Pisa, che mette in guardia dall’appiattimento di ruoli e relazioni nella società odierna che deriva proprio dall’uso delle parole, che “sono come pietre”, ci dice.
Gli italiani che, dal punto di vista religioso, si definiscono “cattolici” sono il 71,1% della popolazione, più nel dettaglio il 15,3% si definisce cattolico praticante, il 34,9% dichiara di partecipare solo occasionalmente alle attività della Chiesa e il 20,9% si definisce “cattolico non praticante”.
L’Azione cattolica si trova immersa nel Cammino sinodale della Chiesa, un tempo di ascolto e discernimento che rappresenta anche un’occasione preziosa per riflettere sul ruolo dei cattolici nella costruzione dell’Europa del futuro.