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Dalla Columbia all’Ucla, dalla Sorbona alla Sapienza, le proteste degli studenti per chiedere il cessate il fuoco a Gaza e l’interruzione delle collaborazioni accademiche con Israele si diffondono a macchia d’olio.

 

 

 

Dopo ormai sette mesi di guerra e una tregua che pare ancora lontana, il bilancio delle vittime nella striscia di Gaza supera la soglia dei 34 mila morti e 77 mila feriti, mentre le strade e le piazze di tutto il mondo vengono attraversate da manifestazioni, più o meno pacifiche, per invocare la fine di quello che in molti definiscono un genocidio. Proprio in queste ultime settimane le proteste si sono acuite e hanno interessato le più importanti università del mondo, a partire dai campus statunitensi, dove la situazione appare sempre più preoccupante.

Ma partiamo dall’inizio. Centro propulsore delle rivolte è stata la Columbia University, il più prestigioso ateneo della città di New York, dove gli studenti si sono accampati in decine di tende chiedendo non solo il cessate il fuoco a Gaza, ma anche l’interruzione di ogni tipo di collaborazione tra l’università e le società legate alla produzione di armi o a Israele. Tra il sostegno dei docenti e il timore degli studenti di origine ebraica, in breve tempo la protesta si è diffusa in numerosi campus americani condannando duramente l’approvazione, da parte del Congresso, di un finanziamento di 26 miliardi di dollari a Tel Aviv, chiara dimostrazione della posizione filoisraeliana che gli Stati Uniti portano avanti ormai da tempo immemore per avere un alleato strategico in Medio Oriente.

Nelle ultime due settimane più di duemila persone, tra studenti e docenti, sono state arrestate in oltre 60 atenei statunitensi, dove la tensione aumenta anche in vista delle imminenti cerimonie di laurea, ora a rischio annullamento. Ma ciò non placa le proteste, che anzi continuano ad espandersi considerevolmente anche oltreoceano interessando le più prestigiose università dal Regno Unito all’Australia, dall’India al Libano, dalla Spagna alla Giordania. In Francia, nonostante gli interventi di sgombero messi in atto dalla polizia, gli studenti continuano a tentare l’occupazione dell’università Sciences Po e nuove tendopoli sono apparse alla Sorbona. Momenti di tensione, seppur decisamente più lievi, non sono mancati neanche negli atenei italiani. Dalla Sapienza a Bologna fino alla Normale di Pisa, numerose sono state le manifestazioni per chiedere la sospensione del bando di collaborazione con le università israeliane, che, secondo gli studenti e i ricercatori, rischierebbe di finanziare tecnologie fruibili in ambito militare nel corso della guerra.

 

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