Un’immagine ricorrente, che Papa Francesco ci ha sottolineato spesso durante la pandemia, è quella della barca, dello “stare sulla stessa barca”.
Quando Giuda consuma il suo tradimento ed esce dal Cenacolo, illuminato non solo dalle lampade rituali ma dalla presenza del Maestro, l’evangelista sembra commentare: “ed era notte”.
Ai piedi della croce stava la Madre e accanto a lei il discepolo che il Maestro amava.
Quante volte volendo disegnare il volto della Chiesa siamo andati lì, alla notte della cena. E lì, nel Cenacolo, come è successo ieri sera dove si è fatto memoria dell’istituzione dell’Eucarestia, abbiamo ascoltato delle parole, abbiamo fatto nostri dei gesti, abbiamo accolto dei doni.
Eravamo popolo Dio. Radunati nella chiesa madre quale Corpo mistico che nella diversità e nella ricchezza dei carismi e dei ministeri generata dall’unzione crismale, siamo stati segno sacramentale di Cristo, l'unto del Signore che nella sua Pasqua ci ha uniti a sé.
È una triste vicenda, quella accaduta a Cosenza. Una neonata rapita con l’inganno. Una città che si mobilita esprime per come può la sua vicinanza sui social o stazionando in attesa davanti alla clinica.