I tragici fatti che la cronaca quotidiana degli ultimi mesi ha offerto inducono ad una qualche riflessione.

 

 

 

Un mese fa, in occasione del tragico e doloroso femminicidio che ha posto fine alla vita di Lorena Isceri ci si è ritrovati a indignarsi e a pronunciare le stesse frasi e a promuovere le stesse fiaccolate organizzate tre anni prima, in occasione dell’efferato femminicidio che mise fine alla vita di Giulia Cecchettin.

Affiora il sospetto che si tratti di liturgie poste in essere per sentirsi a posto con la propria coscienza.

Sembra addirittura dimenticato l’appello dei familiari di Lorena rivolto alla politica e tuttavia non si può non ricordarlo innanzitutto alle famiglie (genitori), alle scuole (insegnanti) e alle parrocchie (parroci), perché tornino a occuparsi essenzialmente delle loro funzioni educative e formative, alle quali hanno, con tutta evidenza, ormai abdicato.

L’Osservatore Romano ha riportato in questi giorni il commento di don Giuseppe Como, vicario episcopale per l’educazione e per la pastorale scolastica dell’arcidiocesi di Milano, secondo il quale ai giovani manca “un vissuto familiare solido e una comunità di riferimento. Si sentono esclusi da tutto e da tutti, come se la società avesse creato degli scarti, persone che hanno poche speranze di partecipare alla vita sociale”.

Lo dimostra il dilagare inaccettabile di femminicidi, atti di bullismo, microcriminalità, gioco d’azzardo e non ultimo l’utilizzo scellerato dei social e quello distorto e inappropriato del telefono, concesso perfino a bambini che ancora frequentano le scuole materne.

Il card. Martini sosteneva che "La famiglia è la cellula della società, quindi è una cosa molto importante e bisogna fare di tutto per poterla promuovere. Certamente, la famiglia va difesa e promossa. Ma, più che difesa, credo che sia più importante fare sì che sia promossa, valorizzata, come il bene supremo della società e di ogni singolo individuo, con il concorso e l'impegno di tutti".

È improcrastinabile che nelle parrocchie si apra un confronto su questa istituzione, sottrarvisi sarebbe un gravissimo errore. Soprattutto, il confronto deve condurre ad una argomentata riproposizione e condivisione del valore strategico della famiglia e della sua insostituibile funzione nel costruire il bene comune e nel tenere insieme una società smarrita e lacerata come quella contemporanea, sempre più cinica e individualista, immersa in una immanenza mercantile, come ci ricorda il prof. Cacciari e sempre meno capace di divenire comunità.

In questo senso, le parrocchie e in particolare l’Azione cattolica nell’avviare il nuovo triennio, oltre a preoccuparsi di organizzare il grest, elaborino soprattutto lo schema progettuale di una pastorale familiare cristiana più organica e articolata e soprattutto assumano iniziative che abbiano ad oggetto un confronto sulle domande fondamentali come la fraternità, la lotta alla mondanità, il discernimento, la sinodalità, la crisi delle vocazioni e la crisi della fede e si chiedano quale “concreta speranza” la Chiesa può offrire agli uomini e alle donne di oggi, come ci suggeriva con le sue critiche sollecitazioni Enzo Bianchi, il grande monaco da poco scomparso.

*Azione cattolica italiana - Squinzano (San Nicola e Mater Domini)

 

Forum Famiglie Puglia

 

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