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Come ogni anno durante l’Undena e nei giorni della festa, è tornato ad impreziosire la cappella dei santi patroni, addobbata per la festa, il meraviglioso paliotto reale. Nella liturgia cattolica, il paliotto è un pannello decorativo che viene posto come rivestimento della zona anteriore di un altare.

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Maestoso ed imponente. È il Sant’Oronzo di Marcella Donno che, da oggi, sarà custodito all’interno del salone dell’episcopio.

 

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Era il 14 Maggio scorso quando la nostra testata dette notizia del TRASLOCO  della storica statua del Sant’Oronzo ostunese a Lecce.

 

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È innegabile che, a partire dall’evento del GIUBILEO ORONZIANO  del 2018, le realtà di Turi e Lecce abbiano intrapreso un cammino di conoscenza reciproca che ha portato ormai le due Chiese locali a riconoscersi pienamente come sorelle.

 

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Come Lecce anche Turi, la bellissima città dell’entroterra barese, sorella del capoluogo salentino nel culto oronziano, si appresta a vivere la propria festa patronale.

 

 

Una festa certo diversa dal consueto ma non meno significativa. “Nel rispetto delle norme di distanziamento sociale attualmente vigenti - spiega l’arciprete don Giovanni Amodio - non sarà possibile organizzare le storiche processioni che tanto caratterizzano queste giornate. Forse il Signore sta mettendo alla prova la nostra fede. Forse, come dice la Scrittura, ci sta saggiando come oro nel crogiuolo per farci risplendere di luce nuova. Quest’anno impareremo ad assaporare il cuore della devozione e ad incrementare la fede in Dio e Sant’Oronzo anche senza i tradizionali momenti di gioia. Del resto, l’uomo vede l’apparenza ma il Signore guarda il cuore”.

 

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Non sfilerà dunque il carro trionfale. Evento che segna uno dei momenti più attesi della festa turese ma rimane confermata la sacra undena nelle periferie della cittadina. Un’intensa iniziativa di preghiera che mostra concretamente come il santo faccia visita ai suoi figli turesi recandosi, attraverso la sua amata immagine, nei diversi quartieri residenziali.      

 

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In ogni caso, la celeste benedizione del martire sulla sua Turi ha prodotto un altro miracolo. Domani, sabato 15 agosto, con una solenne celebrazione in Piazza Silvio Orlandi, riapriranno finalmente le porte della locale chiesa matrice, dedicata alla Vergine Assunta in Cielo, proprio come la cattedrale leccese. “Sono trascorsi più di due mesi di inteso, attento e professionale lavoro - continua don Amodio - in cui si è provveduto a risanare e ritinteggiare le due navate laterali e le pareti della navata centrale. È stata un’opera impegnativa ma che ha reso più luminosa e splendida la casa di Dio e la nostra casa. È stata un’altra notevole azione di recupero che si unisce al primo grande restauro del 2006 che interessò il campanile e le coperture delle navate. Questa chiesa è un monumento della nostra fede ed abbiamo il dovere e la responsabilità di consegnarla alle future generazioni”.

 

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Ovviamente, non solo quelle turesi. La matrice di Turi infatti è ormai divenuta uno dei principali centri di irradiazione del culto oronziano a livello regionale ed è considerata dai devoti come un autentico scrigno di tesori, soprattutto da quando ha l’onore di custodire, a nome di tutte le comunità che venerano Sant’Oronzo, un frammento della reliquia di Nona attribuita al protovescovo appulo.

 

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Dopo il DISCORSO di Peregrino Scardino, una seconda voce importante per comprendere l’agiografia oronziana di inizio XVII sec. è rappresentata dalla Historia di Santa Irene, redatta nel 1609 dal gesuita Antonio Beatillo (1570-1642) compagno di San Bernardino Realino.

 

 

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