Organizzato dalla parrocchia San Giovanni Battista di Lecce in collaborazione con Alleanza Cattolica, un incontro sul tema: “Gesù il Nazareno, il lato umano del Messia”. Al relatore, Enzo Marangione, abbiamo rivolto alcune domande sul tema della serata.
Prof. Marangione, quali le ragioni di utilizzare categorie psicologiche per parlare di Gesù?
Più ordini di motivi giustificano la scelta di mettere al centro della nostra riflessione il lato umano di Gesù il Nazareno. Sempre più spesso constatiamo che negli ultimi anni nel mondo cattolico, per ragioni teologiche o pastorali, o per un falso senso di rispetto nei confronti dell’Islam e del dialogo interreligioso, c’è riluttanza a parlare di Gesù o se ne parla in maniera marginale. Annunciare Gesù il Nazareno è un dovere fondamentale per ogni cristiano tanto che San Paolo affermava con forza ai cristiani di Corinto: “Guai a me se non predicassi il Vangelo!”. Papa Leone stesso fin dal primo giorno del suo insediamento ci ha ricordato di mettere al centro della vita Chiesa Gesù Cristo, che diventa il criterio con cui giudicare la nostra vita. Un cristianesimo senza Cristo non è cristianesimo. Oggi la più grande povertà è non conoscere Gesù Cristo. Annunciarlo al mondo, pertanto, è un’opera di misericordia spirituale, un atto di profonda carità cristiana.
Veniamo all’analisi della prospettiva psicologica in Gesù…
Parlare di Gesù il Nazareno da una prospettiva psicologica è certamente inusuale. Senza togliere nulla alla sovrabbondanza del mistero, la psicologia, però, può supportare la nostra fede, perché è in grado aiutarci a riscoprire in maniera più realistica il suo volto umano, un Gesù più vicino a noi, un modello autentico di umanità e non la sua immagine edulcorata e sbiadita da immaginetta. Nella sua personalità l’umanità sembra aver raggiunto il suo vertice. L’approccio psicologico ci permette di dare anche una risposta al tentativo di chi dall’Ottocento in poi ha preteso di giudicare il Gesù storico come un illuso segnatore, uno zelota rivoluzionario, uno affetto da delirio di onnipotenza, un abile taumaturgo. È necessario, dunque, chiarire se Gesù sia stato un esaltato o se, al contrario, ci troviamo di fronte ad una personalità equilibrata e coerente, non disturbato mentalmente e perciò credibile. I Vangeli non ci danno un ritratto di Gesù di Nazareth né fisico, né morale; anzi, non paiono interessati a tratteggiarne la figura, preoccupati soprattutto di trasmettere il suo messaggio e narrare quanto egli ha compiuto. Tuttavia, è possibile, scorrendo i Vangeli, venire a contatto con la sua personalità, tanto essa è straordinaria e capace di rivelarsi attraverso quello che egli dice e fa.
Quali erano i sentimenti di Gesù?
I sentimenti di Gesù e i suoi stati d’animo che ricorrono con maggiore frequenza sono quelli di “avere o sentire compassione” e “amare”. Gesù prova sofferenza per le necessità materiali e spirituali dell’uomo; prova sofferenza di fronte al male nelle sue varie forme: come l’ipocrisia, l’ostinazione, l’incredulità, l’ignoranza. Accompagnano la sua compassione anche la collera e lo sdegno a motivo del suo zelo per la casa del Padre. Queste reazioni emotive non forniscono elementi per concludere che Gesù fosse soggetto di comportamenti nevrotici, di un soggetto affetto da turbe emotive. Le sue invettive nascono sempre come reazione al peccato. Il suo linguaggio è quello dei profeti al momento di condannare il male. Le sue emozioni intense come stizza, fremito, disappunto o collera, sono espressione di un comportamento determinato, non irascibile, intransigente con il peccato ma vicino alle persone.
Che dire, infine, della sua salute mentale?
Il comportamento più singolare di Gesù, che desta il sospetto di un disturbo maniacale, di delirio di onnipotenza è la pretesa di essere il messia. Un’analisi attenta delle sue relazioni interpersonali non rivela, tuttavia, alterazioni psichiche, ci mostrano piuttosto una persona empatica. In Lui non si nota la perdita di interesse per il mondo circostante, come nel caso degli schizofrenici, né manifesta manie egocentriche, tipiche delle personalità affette da idee fisse e da psicosi deliranti. Pur nella consapevolezza della sua missione, Egli rispetta sempre la libertà dei suoi interlocutori; non fa violenza, non suggestiona, non intimorisce. Il suo operare non cede all’ansia o al fatalismo nell’accettazione di una realtà della quale si mostra invece sempre padrone. Tutti i Vangeli concordano nel ritenere la personalità di Gesù forte e attraente. Ebrei e Romani, gente di bassa estrazione sociale o ricchi lo stimano. È ammirato perché la sua autorità è legata alla coerenza di vita con cui accompagna il suo insegnamento: “… le folle erano stupite del suo insegnamento. Egli insegnava loro come uno che ha autorità e non come gli scribi”.
Concludendo?
La conclusione che possiamo trarre è che non vi sono tracce di comportamenti palesemente patologici o di delirio paranoico. Gesù mostra un carattere determinato, padrone di sé e di tutti gli eventi che lo vedono protagonista, convinto, a torto o a ragione, di dover realizzare una specifica missione. Gesù gestisce le situazioni più impegnative e difficili senza esitazione e non è mai sfiorato dal rischio di non saper decidere. Propone, invece, soluzioni inedite, che destano sorpresa e stupore nei presenti. Degno di nota, poi, è il carattere del suo sguardo, uno sguardo che non lascia indifferenti, che scuote l’animo. Non era un semplice vedere o incrociare lo sguardo... Lo sguardo di Gesù muove Pietro alla conversione.
Anche di fronte alla morte egli dimostra la capacità di restare padrone di sé, mantiene una buona lucidità intellettuale e un grande controllo emotivo, aspetti propri di una personalità forte ed equilibrata. Gesù di Nazaret muore come ha vissuto, con coerenza di vita, mantenendo ciò che ha promesso. Ragione per cui è degno di fede.

