Quello che stiamo vivendo è un anno assai particolare, in quanto denso di eventi drammatici che sono sotto gli occhi di tutti, ma caratterizzato anche da anniversari importanti.

 

 

Tra le varie ricorrenze, si sa bene ormai che quella legata agli 800 anni dalla morte del Poverello di Assisi è sicuramente la più sentita. A maggior ragione, poi, in un anno nel quale il tema climatico, ambientale e della salvaguardia del creato è divenuto quanto mai drammatico ed attuale, anche e soprattutto alla luce della torrida estate appena trascorsa, durante la quale non c’è stato lembo del pianeta terra, a qualsiasi latitudine e longitudine, che non sia stato interessato in modo diretto o indiretto dalle conseguenze dovute all’aumento delle temperature che, peraltro, da tempo ormai segue un andamento costante.

Ed ancora una volta, con l’eccezione di parte del mondo scientifico e dei tanti sostenitori della necessità di adottare scelte strategiche assennate per porre rimedio al cambiamento climatico, gran parte della stampa, degli opinionisti, della politica, della finanza e gran parte dell’opinione pubblica, ha, come al solito, parlato di “caldo-killer”, “fuoco-killer”, “uragani-killer”, “alluvioni-killer” e potremmo proseguire. Il tutto con la vile speranza di poter addossare altrove (il creato) le responsabilità, come spesso è accaduto nel corso della storia, autoassolvendo invece l’unico e reale responsabile: l’uomo (la creatura).

E, come non bastasse il dramma in sé, il bello o meglio sarebbe dire il brutto è che l’umanità (in primis alcuni tra i governanti più potenti ed i plurimiliardari della terra) non vuol rendersene conto. Sembra quasi che il pianeta, con i suoi abitanti, si trovi nella stessa condizione della maggior parte dei passeggeri presenti sul Titanic l’attimo prima della tragedia; tutti continuavano a svolgere sereni le loro faccende, ignari di quanto di lì a poco sarebbe accaduto. Ma con una grande differenza; loro erano veramente ignari della presenza di quel fatidico iceberg, gli uomini di oggi, invece, ormai sanno bene dove andranno a sbattere se non si compiono le scelte giuste.

Il tempo, come da più parti viene spiegato, sta scadendo; e si sarebbe ancora in tempo ad invertire le nefaste ma realistiche previsioni a breve e lungo termine, se davvero lo si volesse, a partire da chi detiene il controllo del potere e, dunque, delle scelte sul futuro.

E qui interviene un’altra importante ma quasi dimenticata ricorrenza; quella dei 20 anni (era, appunto, il 2006) dall’uscita di un film-documentario che all’epoca fece scalpore: “Una scomoda verità” (che anni dopo ha avuto un sequel), realizzato da un regista che documentò il tour mondiale di conferenze sul clima tenute dall’ex vicepresidente degli Stati Uniti Al Gore. Il film, utilizzando immagini catastrofiche di ciò che già all’epoca accadeva, forniva proiezioni assolutamente realistiche di ciò che, di lì a poco, poteva avvenire alla terra (tutte verificatesi), se non si fossero prese in quel presente immediato decisioni lungimiranti. La pellicola ebbe una tale eco che riuscì ad ottenere financo il Premio Oscar come miglior documentario appunto, e l’anno successivo, nel 2007, il suo protagonista Al Gore ricevette il Premio Nobel per la pace proprio per il suo impegno nella diffusione di una maggiore e migliore consapevolezza sui cambiamenti climatici e, dunque, per la salvaguardia del creato.

Il mantra di quelle conferenze era racchiuso in un’affermazione di Al Gore: “…tra vent’anni, i cittadini di quel tempo cosa diranno di noi: ‘per fortuna vent’anni fa hanno preso decisioni giuste’; o diranno ‘ma perché non hanno preso le decisioni giuste!?’”.

Quel tempo è giunto. I vent’anni sono trascorsi. Spetta alle donne e agli uomini di oggi porre a se stessi la medesima domanda con lo sguardo rivolto alle generazioni che verranno dopo. Qualcuno già prevede che sarà rimpianta questa estate 2026 che per tutti è stata la più torrida di sempre, perché la prossima e le prossime si preannunciano anche peggiori. Papa Francesco ha gridato al mondo l’importanza della salvaguardia del creato, anche quando la voce si era fatta flebile. Papa Leone, in assoluta continuità (come potrebbe non esserlo del resto), non manca occasione per ritornare sul tema e la sua prima enciclica, Magnifica humanitas dedicata all’intelligenza artificiale, altro non è che un grido al contempo di dolore e di speranza affinché il “perno centrale” della salvaguardia del creato, vale a dire l’essere umano, ossia la creatura, a qualsiasi razza, popolo, religione appartenga, possa compiere scelte ispirate all’amore per il fratello, per il creato, per il futuro di pace e giustizia per tutti.

Gli 800 anni dalla morte di San Francesco diventino, allora, un momento allo stesso tempo trascendentale, che fa memoria di un uomo straordinario, ma anche e soprattutto un momento di sano discernimento, dal quale possano nascere e scaturire scelte più giuste per il bene del creato e delle creature. 

 

Forum Famiglie Puglia

 

Mi curo di te, la sanità nel Salento. Radio Portalecce