La Chiesa di Lecce ha reso grazie al Signore per il 25° anniversario di ordinazione presbiterale di don Nando Capone, don Alessandro Saponaro e don Stefano Spedicato con la solenne celebrazione eucaristica di ringraziamento ieri sera nella Chiesa Cattedrale.

 

 

La messa è stata presieduta dall’arcivescovo Angelo Raffaele Panzetta, alla presenza di una numerosa assemblea di fedeli, di sacerdoti del presbiterio diocesano, di familiari e di rappresentanti delle comunità parrocchiali dove i tre sacerdoti svolgono oggi il loro ministero.

La comunità diocesana si è stretta in modo particolare attorno alle parrocchie che oggi sono affidate ai tre giubilari: la parrocchia di San Bernardino Realino in Lecce, la parrocchia di San Guido in Lecce e la parrocchia di Sant'Andrea Apostolo in Novoli.

L'animazione liturgica ha visto un segno significativo di comunione: i canti sono stati affidati ai tre cori delle parrocchie di appartenenza dei tre sacerdoti, che hanno unito le voci per accompagnare la celebrazione, mentre il servizio liturgico è stato offerto dai ministranti della diocesi.

La celebrazione ha voluto essere un momento di rendimento di grazie per un cammino lungo un quarto di secolo, iniziato nel 2001, e vissuto nel servizio alla Chiesa di Lecce tra parrocchie, incarichi diocesani, accompagnamento spirituale e vicinanza alle famiglie.

Nella sua omelia (IL TESTO INTEGRALE) mons. Panzetta. rivolgendosi direttamente ai tre presbiteri ha sottolineato: “don Alessandro, don Stefano, don Nando sono un dono di Dio per la Chiesa. Guardando loro e guardando ogni vocazione, comprendiamo quanto il Signore Gesù ami la nostra Chiesa, quanto sia attento ad essa, non facendo mancare le vocazioni e i ministri che servono per la vita della comunità cristiana”.

Soffermandosi sul loro cammino il presule ha continuato: “Quello che in questi anni mi colpisce di questi tre presbiteri, è la grande diversità e convergenza nello stesso tempo. Hanno degli stili profondamente diversi. Hanno un modo di essere sacerdoti, di stare in mezzo alla comunità ognuno segnato dalla propria originalità. C'è però un dato convergente importante che è la serietà. Pur nella diversità, sono presbiteri che hanno mostrato di fare sul serio con Dio, di fare sul serio con la Chiesa. Per questo, sin dalla loro giovane età e agli inizi del Ministero, fino ad oggi hanno sempre ricoperto ruoli importanti nella nostra Chiesa”.

Richiamando il significato teologico della loro diversità ha aggiunto: “Quando la grazia di Dio arriva nella vita delle persone non distrugge le qualità personali e la tipicità di ognuno, ma la fa fiorire. In teologia si dice che la grazia presuppone la natura e la perfeziona. Questo vale anche del Ministero. Il Ministero ha certamente la sua oggettività, però la grazia del Ministero è consegnata a persone che hanno qualità profondamente diverse”.

Commentando le letture del giorno, il presule ha indicato due orizzonti per il futuro del ministero dei tre sacerdoti. Dalla seconda lettura, tratta dalla Prima Lettera ai Tessalonicesi, ha ricordato: “L’Apostolo Paolo, che a Tessalonica aveva una seria preoccupazione che non sarebbe fiorito niente perché il tempo avuto a disposizione era stato veramente poco, vede invece che quella comunità cristiana è diventata una comunità che crede, che spera e che ama. Paolo è pieno di stupore e dice di pregare sempre memore di questo, cioè che Dio ha fatto fiorire le cose. Certamente Paolo ci ha messo del suo, però è Dio che fa fiorire le cose. Per il futuro che avete avanti Dio continuerà a far fiorire le cose”.

Dal Vangelo del tributo a Cesare ha poi tratto un'indicazione antropologica per i prossimi anni: “Sulla moneta dell'uomo c'è l'immagine di Dio, e questo è l'elemento, la differenza specifica che dice la grande dignità di ogni persona umana. Voi che sicuramente siete consapevoli della complessità culturale in cui noi viviamo, oggi tutto questo è a rischio. Una delle missioni importanti che il Signore vi affida è quello di aiutare le persone a scoprire dentro di sé questo segno indelebile che è l'immagine di Dio. Quando una persona capisce di essere immagine di Dio e capisce che l'altro è immagine di Dio, questo rivoluziona la sua vita”.

In chiusura l'arcivescovo ha affidato l'augurio tratto dal diario di Suor Pia Bellanova, monaca benedettina, che definiva il sacerdote insieme a Gesù il bacio della misericordia di Dio per l'umanità, e ha concluso: “Per gli anni che verranno siate un segno forte di Dio, un bacio della tenerezza e della misericordia di Dio per l'umanità”.

 

Racconto per immagini di Arturo Caprioli.

 

 

 

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