Si è aperta ieri sera nell'aula magna della Curia la prima delle tre serate del convegno liturgico-pastorale diocesano dal titolo “Molte membra, un solo corpo. La ministerialità liturgica come grammatica della corresponsabilità differenziata nella Chiesa”.

L'appuntamento, che prosegue anche questa sera (LEGGI) e trasmesso in diretta da Portalecce (RIVEDI) , per la regia di don Emanuele Tramacere, ha visto la partecipazione di circa 200 persone tra presbiteri, religiosi e laici provenienti dalle parrocchie della diocesi.
All’introduzione dei lavori è stato ricordato come il convegno nasca dall'incontro di due desideri: quello di Papa Leone che auspica la formazione liturgica per tutto il popolo di Dio e quello dell’arcivescovo che ha riconosciuto l’importanza cardinale della formazione permanente di laici e consacrati.
Un cammino ripreso insieme lo scorso 18 settembre a Oria con il pellegrinaggio diocesano e che in queste tre serate vuole fermarsi a chiedersi come si celebra insieme, perché è nella liturgia che si vede se la corresponsabilità è una parola o una verità.
La prima relazione è stata affidata prof.ssa Francesca Leto, architetto, teologa e docente di Teologia dello spazio sacro alla Facoltà Teologica dell'Italia Centrale di Firenze, docente all'Istituto di scienze religiose di Vicenza dove ha tenuto anche un corso sulle ministerialità istituite, già docente invitata al Pontificio Ateneo Sant'Anselmo per i percorsi di architettura per la liturgia e attualmente membro della Consulta nazionale per la pastorale liturgica della Cei.
Muovendo dal tema dello spazio come luogo teologico, la relatrice ha scelto di partire dall'altare e dal gesto del pane spezzato. Richiamando la Didachè, uno dei più antichi testi della Chiesa, ha ricordato che: “come questo pane spezzato era disperso sui monti e raccolto è diventato una cosa sola, così la Chiesa si raduna dai confini della terra nel Regno”. Da qui la lettura dell'altare come luogo del raduno, dove l'unità non è somma di volontà, ma dono che scende dall'alto: "l'unità non sale dal basso, non è una volontà, scende dall'alto dall'unico corpo donato e spezzato per noi."
Centrale nel suo intervento il richiamo alla coerenza tra gesto, parola e spazio. Un passaggio che ha particolarmente colpito riguarda le contraddizioni percepite nell'azione liturgica, a partire da esempi concreti come il battesimo. Altro esempio concreto quello legato alla frazione del pane, che non può essere gesto simbolico senza condivisione reale.
Da qui il legame diretto con il tema sinodale: "Paolo parla di un solo corpo e molte membra. E questo gesto del pane spezzato è proprio legato a questo. E non è uno slogan organizzativo perché anche la sinodalità non è una questione di organizzazione di un metodo. È una questione profonda che ha a che fare con l'altare".
Il cuore della riflessione è stato dedicato alla grammatica dei ministeri a partire dai luoghi liturgici. “A ogni ministerialità - ha spiegato - corrisponde un libro liturgico preciso e anche un luogo. L'altare ha come libro il Messale e come ministri il presbitero e gli accoliti, l'ambone ha l'Evangeliario per il diacono, il Lezionario per il lettore e il Graduale per il cantore, la sede ha nuovamente il Messale”.
Una relazione stretta e inscindibile che, se ben compresa, permette di vivere la liturgia con profondità diversa e che ha conseguenze pratiche immediate sull'uso dello spazio. Da qui l'indicazione pratica che non è possibile presiedere dall'altare perché quello non è il ruolo della presidenza ma della sede. Così come l’importanza di collocare l'ambone fuori dal presbiterio, ben distante dall’altare, dal quale è possibile permettere di portare in processione l'Evangeliario. Un richiamo alla dignità della liturgia nell’architettura, valorizzato dagli esempi delle chiese pugliesi, dove gli antichi amboni fuori dal presbiterio sono ancora conservati.
Al termine della riflessione i lavori del convegno sono proseguiti nei tavoli sinodali, dove i partecipanti hanno potuto confrontarsi e riflettere su quanto ascoltato secondo la metodologia della conversazione nello Spirito, per poi concludere con la produzione di una breve riflessione su quanto di più significativo emerso.
Il convegno prosegue oggi e domani con il percorso che dall'altare passerà al battesimo e al ministro istituito e a cosa succede dopo la liturgia, per comprendere come il compito del ministro vada oltre la celebrazione stessa.
Photogallery di Arturo Caprioli.

