Secondo giorno, oggi 29 settembre, del Convegno liturgico-pastorale «Molte membra, un solo corpo», promosso dall'arcidiocesi di Lecce per iniziativa dell'Ufficio liturgico diocesano.

Alle 17.30, nell’aula magna della Curia arcivescovile in Via Umbria a Castromediano, interverrà il prof. Fabrizio Carletti sul tema "La corresponsabilità liturgica: via pratica per una ecclesiologia di comunione. Dai ruoli di potere ad una rinnovata visione di Chiesa". Anche stasera la relazione sarà trasmessa in diretta sulla pagina Facebook e sul canale YouTube di Portalecce.
Laureato in scienze politiche all'Università degli studi di Perugia, con specializzazioni in socio-antropologia e psico-pedagogia e ulteriori studi teologici e di scienze organizzative, Carletti è tra i quattro fondatori del Centro studi Missione Emmaus, realtà che affianca parrocchie, diocesi, istituti religiosi e congregazioni in percorsi di formazione e di rinnovamento pastorale, e collabora con l'Ufficio catechistico nazionale nell'équipe della formazione.
Nei numerosi articoli pubblicati sul sito di Missione Emmaus, Carletti “denuncia” un uso spesso strumentale delle parole "sinodalità" e "corresponsabilità": egli parla apertamente della necessità di una "dis-infantilizzazione" della Chiesa, che riconosca ai fedeli laici un ruolo adulto anche nei processi decisionali, e insiste sul valore giuridico e non solo simbolico della comunità cristiana come soggetto responsabile della propria vita pastorale.
È proprio questa prospettiva, applicata all'ambito liturgico, che porterà a Lecce: mostrare come la ministerialità celebrativa - il modo in cui una comunità distribuisce e vive i servizi liturgici - non sia una questione organizzativa secondaria, ma il banco di prova concreto di un'ecclesiologia di comunione.
Domani, 30 settembre, ultimo giorno del Convegno sempre con diretta Portalecce. Interverrà Padre Jaume Gonzalez Padros sui ministeri nella Chiesa, componendo insieme le tre giornate dal titolo "Molte membra, un solo corpo" attorno a un'unica domanda: Come passare, nella liturgia come nel governo delle comunità, da una logica di ruoli di potere a una grammatica autentica di corresponsabilità differenziata?


