Un evento culturale senza precedenti ed unico nel suo genere per la complessità dell’interesse storico artistico messa a punto dall’Associazione “Lecce Unica”.

In passato, prima di cominciare ad impastare, chi disponeva di farina di grano o di orzo, proveniente dal mulino la cerneva per separarla dalla crusca, lu ruèssu, il grosso, utilizzando lu farnàru, il setaccio.

Ci ha lasciati lo scorso 27 febbraio il prof. André Jacob, uno dei massimi esperti di epigrafia greco-bizantina.

Sarà il maestro leccese Marco Epicochi, titolare de ‘La cartapesta leccese’ in Piazza Duomo, a rendere concreta e visibile la relazione che terrà la direttrice del Museo della cartapesta leccese, Caterina Ragusa a Cento, in provincia di Ferrara, nell’ambito delle manifestazioni del Carnevale, riconosciuto ufficialmente anche come Carnevale d’Europa.

Com’è noto il Carnevale termina il martedì grasso cosiddetto per gli eccessi culinari. In alcuni centri salentini, fino a una decina di anni fa, nel penultimo giovedì di Carnevale si celebrava la cosiddetta sciuetia te le cummari, il giovedì delle comari: in questo giorno gruppi di donne amiche, generalmente abitanti nello stesso rione, si riunivano e banchettavano insieme; gli uomini ne erano assolutamente esclusi perché, a loro volta, si riunivano la sciuetia te li cumpari, il giovedì dei compari, precedente al martedì grasso.

A differenza del pane che già per l’impasto e la successiva confezione delle forme, molto spesso, partecipavano i parenti più prossimi o qualche vicina di casa, fare la pasta non richiedeva un aiuto esterno perché l’operazione in sé non ha nulla di rituale, né prevede momenti carichi di misticismo o di magia.

 

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