Tra gli altri ambulanti stagionali si ricorda lu craunaru o cinisaru, termine che designava sia il fabbricante sia il venditore di craune, carbone, e di cenisa, carbonella, tritume di carbone.
Il gelataru, gelataio, si riconosceva per il grido “gelati al limone, gelati!” gusto che, più di ogni altro, era particolarmente richiesto perché ritenuto estremamente dissetante; tuttavia disponeva anche di quello al cioccolato ed alla crema.
I veicoli adibiti al trasporto di passeggeri, le carrozze singolarmente tirate da uno o più cavalli, erano guidate dai cucchieri, cocchieri, distinti in vetturini, se privati, carruzzieri, carrozzieri, se effettuavano il servizio pubblico.
Artiere era definito genericamente chi svolgeva un mestiere che presupponeva un’attività manuale; il termine in sé non conteneva una oggettiva distinzione qualitativa e valutativa del mestiere stesso, tuttavia, tra le diverse categorie di artigiani, sorgevano spontanee classificazioni.
C’è una storia bella quanto poche altre a Lecce e non solo. Quella, cioè, che lega il sentimento religioso di chi abita un luogo, sia esso città o un intero territorio, con i santi di elezione, i propri protettori.
Si consiglia di non mangiare chiocciole di terra nel mese di maggio, mentre il mese è favorevole alla pesca delle triglie e del polpo che risulta più tenero. Tra i pesci di acqua dolce si deve pescare la tinca perché è migliore quando si avvicina la stagione calda, come vuole il proverbio: tinca in camicia e luccio in pelliccia, con riferimento al luccio che è preferibile pescare verso la stagione fredda.