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Una nuova opera sacra in cartapesta domenica prossima sarà collocata nel santuario fuori le mura di Lecce, luogo del martirio del patrono della città, Sant’Oronzo.

La statua è stata realizzata dal maestro cartapestaio Marco Epicochi, la cui bottega artigiana si apre proprio sulla piazza più importante della città, quella delimitata dalla Cattedrale, dall’antico seminario e dal palazzo arcivescovile giusto per fermarci alle architetture più simboliche di quel contesto. Parliamo di Piazza Duomo.

In un’epoca più tecnologica che mai la figura dell’artigiano assume un significato e un ruolo tutto particolare perché mantiene un legame forte con il nostro passato: e questo non solo perché si è occupato, in questo caso, di una statua del santo protettore ma anche perché il materiale principale usato nella realizzazione della medesima è la carta. Esattamente, cioè, quello che fra tutti i materiali appare il più debole, il più delicato. Eppure è lo stesso materiale di cui sono fatti molti documenti storici cui sono stati demandati i ricordi di singoli individui e di intere città.

“La statua - spiega Epicochi –, commissionata dalla parrocchia Cuore Immacolato di Maria in Lecce entro il cui territorio ricade il Santuario che sorge dove, secondo la tradizione, è avvenuto il martirio del nostro patrono, è alta 2 metri e 40. È rifinita e decorata a mano. Oronzo viene raffigurato su una nuvola abbracciata da una palma perché già santo e martire. Egli prende la città in mano in segno di protezione e benedice. Sarà portata in processione verso il santuario e con ogni probabilità sarà collocata sull’altare maggiore”.

La statua diventa, per Epicochi, quindi il luogo dei ricordi, come si diceva, quelli della città, dei cittadini, dei fedeli ma anche altri personali. Afferma infatti: “Il mio legame con questo simulacro mi fa tornare al ricordo di mio nonno e dei miei zii che realizzavano statue in terracotta. Erano maestri pupari e di statue del santo patrono ne hanno realizzate proprio tante. È stato inevitabile pensare a loro”. In questo gioco di rimandi, grandi e piccoli, lontani e vicini si scrive così un nuovo inizio, una nuova storia: quella del santuario del martirio.

 

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