“Siamo venuti qui in pellegrinaggio innanzitutto per pregare perché il dono più grande che noi possiamo fare ai nostri fratelli che sono già passati attraverso la morte non è tanto un fiore ma la preghiera”.

 

 

Così si esprimeva l’anno scorso il 2 novembre l’arcivescovo Angelo Raffaele Panzetta nell’omelia (RILEGGI) della messa al cimitero di Lecce. Consuetudine che quest"anno non si ripete a causa dell'allerta meteo e la necessaria chiusura del camposanto cittadino decisa dal sindaco al fine di garantire la sicurezza e l'incolumità dei visitatori. Per tale motivo, la messa in suffragio di tutti i fedeli defunti, prevista alle 15,30 sul piazzale antistante la chiesa dei Santi Niccolò e Cataldo è trasferita alle 18 nella chiesa cattedrale e sarà sempre presieduta dall'arcivescovo.

“La preghiera - diceva ancora l’arcivescovo - è il più grande dono che possiamo fare per loro e lo possiamo fare nella consapevolezza della comunione dei santi perché siamo parte di un'unica squadra. Noi e loro siamo parte del corpo di Cristo che è la Chiesa e dunque, mentre le nostre preghiere salgono al cielo per loro, la loro preghiera di intercessione discende salvificamente anche sulle nostre vite. Noi e loro uniti in un vincolo meraviglioso di preghiera e di amore”.

“In questo momento liturgico - sottolineava riferendosi all’Eucarestia - la Chiesa della terra e quella del cielo vivono il momento apicale della fraternità e della comunione. Nel mistero pasquale di Cristo celebrato nell'Eucaristia tutti siamo avvolti, coinvolti salvificamente. Ci sentiamo un'unica famiglia”.

“Ma il pellegrinaggio qui in questo luogo santo - spiegava ancora il pastore un anno fa - non serve solo per alimentare la nostra speranza e per essere occasione di preghiera per i nostri amici che sono già al cospetto di Dio. Serve anche per noi perché noi viviamo in un contesto socioculturale nel quale la morte è l'unico tabù che è rimasto. La parola morte sta scomparendo anche dai manifesti funebri. […] Carissimi fratelli e sorelle, vorrei che insieme con voi oggi vivessimo proprio questa esperienza di preghiera, di speranza ma anche di riflessione sul senso della nostra vita e sul senso della nostra vita nella prospettiva dell'Eterno perché noi siamo destinati a questa sorte meravigliosa: la vita eterna, la comunione con Dio, la fraternità finalmente realizzata in pienezza”.

 

 

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