Ha preso il via con una notevole partecipazione di ministri istituiti e istituendi della diocesi di Lecce, la formazione permanente di questo anno pastorale dedicato alla missione.

Il primo degli incontri si è tenuto venerdì scorso nella cappella della Curia arcivescovile di Lecce. L'appuntamento curato dall'Ufficio liturgico diocesano, diretto da don Mattia Murra, assistito da don Alberto Taurino, si è rivolto ai ministri straordinari della comunione, agli accoliti e ai lettori, già istituiti o in fase di istituzione, e si inserisce nel percorso di formazione al servizio della mensa del Signore e della sua Chiesa, che quest'anno ha come tema di fondo tratto dal Vangelo di Giovanni “Rimanete nel mio amore”.
L’incontro si è svolto a partire dalla lettura del brano del Vangelo dell'indemoniato di Gerasa. Un testo che è stato al centro della riflessione e che ha permesso di rileggere il ministero non come un fare, ma come un saper riconoscere di essere salvati prima di essere inviati.
L'uomo di Gerasa vive tra i sepolcri, spezza le catene, nessuno riesce a domarlo, eppure appena vede Gesù da lontano corre verso di lui. Gesù lo libera e l'uomo, seduto, vestito e sano di mente, chiede di stare con lui. Gesù non glielo permette, ma gli affida una missione diversa: va' a casa tua, dai tuoi, e annuncia loro ciò che il Signore ti ha fatto.
Da questo racconto sono emersi i punti salienti che hanno guidato l'incontro e che sono stati consegnati come impegni imminenti in preparazione alla missione così come richiesto dall’arcivescovo Angelo Raffaele Panzetta per vivere questo anno pastorale.
Il primo è sentirsi pienamente parte della famiglia ministeriale della Chiesa di Lecce, non come singoli incaricati nelle proprie parrocchie ma come un corpo unico che riceve il mandato dal Vescovo al servizio della stessa mensa.
Il secondo. Prima di iniziare la missione è necessario rispondere a una domanda personale e radicale: “Che cosa Dio ha fatto per me?”. Senza questa consapevolezza non si può annunciare. Solo riconoscendo l'opera di liberazione e di grazia ricevuta si può poi annunciare agli altri. Come l'indemoniato guarito, nessuno può annunciare se prima non ha riconosciuto la liberazione ricevuta. Non si parte da ciò che ciascuno deve fare per Dio, ma da ciò che Dio ha già fatto per lui. Solo da lì nasce una testimonianza credibile.
Il terzo impegno affidato ad ogni partecipante, concreto e consegnato come cammino per le prossime settimane, è quello di chiedere come regalo natalizio a Gesù Bambino un padre spirituale, qualcuno che accompagni con discrezione e continuità la vita spirituale e il servizio ministeriale. Un punto su cui la formazione ha insistito molto, definendolo un obbligo di coscienza: non può esistere un ministro della Chiesa senza direzione spirituale, attraverso cui coltivare e indirizzare la propria vita nella fede. Il direttore spirituale serve per capire cosa il Signore dice alla propria vita, e quell'illuminazione va portata alla benedizione della Chiesa.
La formazione ha poi ricordato che il ministero si comprende alla luce di “Ite, missa est”. La liturgia finisce e inizia la missione. La liturgia non è la missione, la liturgia è vita, e la missione si fa nella vita, celebrata nella liturgia e vissuta nella quotidianità. Come ripetuto più volte dall’arcivescovo Panzetta: “Non le missioni al popolo, ma un popolo in missione”. Per questo ogni ministro è chiamato a prendere coscienza di essere missionario a casa propria, nell'ambiente di lavoro, nella propria famiglia.
Il percorso di formazione permanente, che ha registrato una presenza numerosa e attenta, proseguirà con il secondo incontro di formazione il prossimo 25 novembre sempre presso la Curia dalle 18.30 alle 20.30, per poi culminare negli esercizi spirituali in programma l'11, 12 e 13 gennaio 2027 presso la chiesa parrocchiale Santa Maria del Popolo in Surbo, dalle 18.30 alle 20.30, sul tema “Uno solo è il pane, perciò noi, pur essendo molti, siamo un solo corpo”.

