(42 - continua) Era giunta ormai la fine del primo anno dell’episcopato di don Tonino a Molfetta, quando due obiettori di coscienza decidono di recarsi dal vescovo, in episcopio, per presentare un progetto di solidarietà e di innovazione culturale. 

 

 

Il vescovo li ascolta, accetta la sfida, li stimola con una provocazione: “volete praticare l’obiezione di coscienza, ma avete la coscienza dell’obiezione?”. Poi, però, si mette accanto a loro, scommette sulla fragilità dei loro sogni e diventa subito operativo. C’è bisogno di una sede: qualche telefonata, incassa i primi dinieghi, immagina i commenti ironici. Non si dà per vinto: subito in giro per la città con i giovani nella sua cinquecento. Finalmente convince i frati cappuccini a mettere a disposizione dei giovani una vecchia distilleria del convento, ormai dismessa, per questi due “scappati di casa”. Questo avranno pensato i poveri fraticelli che non se la sentirono di dire no al vescovo: non avrebbero mai pensato che quelle due  stanzette, che per anni avevano visto tanto “Amaro Silvestro” (dal nome del frate che lo produceva) uscire  da quella porticina per raggiungere i posti più impensati, ora avrebbero ospitato incontri, dibattiti, libri,  e che in quegli spazi bui e angusti si sarebbero incontrati  tanti giovani,  abili a  generare  nuove idee  per un nuovo mondo, pensieri innovativi capaci di ubriacare ancora di più dell’innocuo amaro francescano del mansueto fra’ Silvestro!  Scriverà infatti Luigi Bettazzi: “i giovani molfettesi  - all’inizio erano due - via via moltiplicatisi, istituirono nel 1983, in due stanze disadorne del convento dei padri Cappuccini, (ottenute dall’insistenza di don Tonino) la ‘Casa per la pace’, che diventò quel centro di riflessioni, iniziative culturali, mostre, attività sociali che hanno coinvolto e fermentato non solo la città e la diocesi ( inclusa la nascita della casa editrice La Meridiana) ma che si sono estese nella Puglia (per esempio la campagna contro i poligoni di tiro nella Murgia), in Italia (contro l’installazione dei missili Cruise a Comiso, in Sicilia) e nel mondo (contro l’apartheid in Sudafrica o contro la deforestazione dell’amazzonia)”.

Conobbi i due giovani in episcopio e con loro nacque subito una sincera amicizia: Francesco De Palo e Guglielmo Minervini erano molto stimati da don Tonino e quindi per me era naturale sentire per loro stima e simpatia. Scriverà Francesco De Palo: “In fondo la nostra storia è stata tutta sulla strada […] e di strada, di cammini e sentieri, ne abbiamo percorsi tanti, e non metaforicamente”. C’era un sogno da inseguire, era tempo di offrire una nuova “luce, soltanto luce che trasforma tutto il mondo”, la luce della nonviolenza per un mondo sempre più violento [...]; alla città, la ‘Casa per la pace’ ha offerto incontri con persone del calibro di Alex Zanotelli, Danilo Dolci, Alex Langer, Nando dalla Chiesa, Giovanni Moro, Turoldo, Giorgio Nebbia, Luigi Bettazzi, Cesare Sommariva, Luigi Ciotti. Quella stessa città ha vissuto dell’opera instancabile di tanti a cui oggi si illumina il volto per il senso che hanno cercato e trovato in quegli anni su quella strada”.

Per Guglielmo Minervini, quello della “Casa per pace” “fu un progetto caratterizzato da forte radicalità […]. Sembra una storia da un passato lontano o da folli che non può essere scivolata addosso a coloro che la vissero e non ha potuto che lasciare segni nella città. È un’esperienza che mi porto dentro, mi ha fatto diventare incapace di voltare la testa rispetto ai problemi anche quando avrei voluto, anche quando mi avrebbe fatto comodo”.  Guglielmo volle che la presidenza della “Casa per la pace” fosse affidata ad una donna: e fu una professoressa, Franca Carlucci, ad assumere l’incarico. “Fui portata a lavorare nel centro storico …Fui portata a creare una biblioteca …per conoscere i grandi della nonviolenza, i protagonisti della stagione pacifista …un cammino intenso …avevamo voglia di autenticità e impegno. La cronologia e i documenti che sono stati (successivamente) raccolti del lavoro svolto, ci raccontano di un periodo più che decennale vissuto pienamente, di cui si sono tratti i frutti: fra tutti, la nascita della casa editrice La Meridiana e il movimento politico Il percorso. 

Quella esperienza  oggi  è raccontata sul libro “Era una sfida audace”, scritto da Francesco Minervini ed  edito da La Meridiana dove tra l’altro si legge che la Casa per la pace nacque per portare un nuovo messaggio in tutti i contesti, “nelle torri arroccate della cultura scolastica, nelle stanze banali della discoteca alienante, nelle case asettiche delle persone perbene, nelle calde e spesso sterili riunioni dei circoli impegnati, insomma ovunque gli spazi della speranza aprono al vento del cambiamento”. 

Quindi all’inizio un paio di obiettori, poi anche un gruppo di giovani ventenni, altri si aggiungono provenienti dall’esperienza dello scautismo e dal mondo dell’Azione cattolica.  Poi c’è la spinta di una nuova realtà: è Pax Christi che compare a Molfetta, e suscita non poche curiosità tra i giovani. “In quei primi anni il giro si allarga (si legge a pagina 22 della pubblicazione appena citata) perché crea entusiasmi, la gente nuova si aggrega, dagli intellettuali ai nuovi spiriti, che poi saranno …bollenti! Ed è dolcissimo ancora oggi sfogliare il libro d’iscrizione dei soci alla ‘Casa per la pace’ e leggere (al rigo 57) il nome di Antonio Bello, professione: vescovo”. (continua)

 

 

*presidente della Fondazione “don Tonino Bello”

 

Forum Famiglie Puglia

 

Mi curo di te, la sanità nel Salento. Radio Portalecce