Una traiettoria nuova ha tracciato nel pomeriggio di mercoledì scorso l’Istituto superiore di scienze religiose metropolitano (Issrm) “don Tonino Bello” di Lecce.

L’inaugurazione, gremita di volti e storie intrecciate, è avvenuta all’interno del Museo “Sigismondo Castromediano” dove, alla presenza delle autorità civili e religiose, dei docenti, degli studenti e di tutti i presenti intervenuti, si è dato avvio al nuovo Anno accademico 2025-2026.
Introduttivo è stato il richiamo di Papa Leone XIV contenuto nella recentissima Lettera apostolica Disegnare nuove mappe di speranza: «L'educazione non è attività accessoria, ma forma la trama stessa dell'evangelizzazione ed è il modo concreto con cui il Vangelo diventa gesto educativo, relazione, cultura». Un messaggio che emerge chiaro ed esplicito in un luogo in cui il dialogo apre a prospettive sempre nuove con un rinnovato slancio: credere, formarsi, camminare insieme.
Il primo appello è stato introdotto dal moderatore dell’Istituto, l’arcivescovo mons. Angelo Raffaele Panzetta, il quale ha affermato: «Ho imparato che nel servizio educativo si riceve molto di più di quello che si dà. L'Istituto di scienze religiose è un luogo prezioso di intelligenza della fede che può generare quel cambiamento di Chiesa che aspettiamo, non un'altra Chiesa, ma una Chiesa diversa, più capace di parlare ai cuori, alle menti, alle vite degli uomini e delle donne del nostro tempo».
La relazione del direttore dell’Istituto, prof. don Antonio Bergamo, ha poi tracciato un bilancio delle attività accademiche dell'ultimo anno e delineato i progetti futuri. Egli ha dichiarato: «Intendiamo dunque essere un luogo in cui la riflessione teologica e il pensiero laico non si fronteggiano, ma si illuminano reciprocamente, generando una comprensione più profonda dell'umano. Vogliamo formare persone capaci di discernimento e mitezza, competenze essenziali per un futuro complesso», ribadendo l'impegno dell’Issrm nel favorire una formazione teologica che sappia dialogare con le diverse discipline e la cultura contemporanea, offrendo agli studenti strumenti per interpretare la complessità del presente attraverso lo sguardo illuminante del Vangelo.
In questo clima di condivisione e fraternità si è svolta la prolusione tenutasi dall’arcivescovo di Otranto, Francesco Neri. Accompagnati dal Cantico delle Creature, in occasione dell’VIII centenario della composizione, ci si è immersi in un itinerario che ha permesso di toccare l’umanesimo francescano. Il relatore ha delineato degli orizzonti per condurre nel mistero profondo di questo testo: «Francesco compone questo testo in un momento di grande sofferenza. Si inarca, oltrepassa se stesso. Anziché incurvarsi, non per il peccato, ma per l'autocommiserazione, gestisce questo dolore superandolo nella lode di Dio. Questo suo testo è l'esito di un duro combattimento».
Ha poi proseguito enucleando gli orizzonti del Cantico.
Il primo è l'orizzonte teologale: il mistero della creazione. Qualcuno ha chiamato dal non essere all'essere le cose e ha impresso un logos all'interno di esse. Le cose sono anche belle perché qualcuno ha dato ad esse un'impronta della propria bellezza. Dunque, le cose ci sono perché c'è Dio. Comprendiamo noi stessi pienamente soltanto nella relazione con Dio, il nostro creatore.
Il secondo orizzonte è quello ecclesiale di una fraternità e una ecclesialità ampia. Tutte le fedi, dal Vaticano II in poi, sono collegate in qualche modo alla Chiesa stessa. I popoli, le religioni sono ordinate alla Chiesa. Questo testo può essere pregato dai credenti di ogni religione. E questo è un orizzonte importante nell'ambito del tempo in cui ci troviamo. Occorre avere questa mentalità nella quale, in qualche modo, c'è una fraternità universale, una Chiesa in cui tutti i popoli sono chiamati ad entrare e che si radica nell'essere tutti quanti creature di Dio.
Il terzo orizzonte è quello sociale e politico. La strofa sul perdono è un esercizio di cittadinanza da parte di San Francesco il quale è sceso in campo per costruire la pace nella sua città.
In questo testo, inoltre, c'è l'orizzonte cosmico: fratello sole, sorella luna, sorelle stelle e poi i quattro elementi che sono sulla terra: il vento, l'acqua, il fuoco e la terra. Significa che il mondo, il cosmo, è una grande fraternità. Nelle biografie del santo si accenna come San Francesco si rivolga con il nome di fratello o sorella anche agli animali.
Mons. Neri ha di seguito indicato le fonti a cui si alimenta la fraternità.
La prima fonte è il nome, il saper chiamare per nome. Francesco chiama gli elementi per nome: il sole, la luna, le stelle. Nella mentalità biblica il nome è l'identità profonda di una persona, l'essenza, la sua missione anche. Allora saper chiamare per nome significa cogliere la preziosità di cui ognuno è portatore. La fraternità è l'arte di chiamare per nome, di guardare l'altro per il bene di cui è portatore.
Una seconda sorgente della fraternità è il dialogo nella cortesia.
Le creature sono tutte connesse, c'è un ecosistema per cui tutto è necessario a tutti. La fraternità consiste nel saper dialogare con cortesia, elemento indispensabile al nostro tempo.
Terza fonte della fraternità è il perdono, la riconciliazione: “Laudato si mi Signore per quelli che perdonano per lo tuo amore”. La giustizia è la penultima parola, l'ultima parola è il perdono, la riconciliazione, la fraternità: siamo tutti fratelli.
L'ultima fonte della fraternità è la grazia della fragilità. Francesco ha fatto l’esperienza della fragilità ed è andato incontro alle fragilità. I fallimenti sono una grazia perché ci aiutano a non rimanere incentrati su noi stessi aprendoci a Dio e agli altri di cui abbiamo bisogno.
Il santo di Assisi inserisce la morte, che è la fragilità estrema, in questo contesto di fraternità chiamandola sorella. Se noi non accettiamo la nostra fragilità non costruiremo una fraternità. Se invece ci riconosciamo tutti fragili, ci diamo una mano costruendo la comunione.
Mons. Neri ha infine concluso la sua prolusione soffermandosi su una fraternità globale che non esclude nulla, ma che è possibile solamente se fissiamo lo sguardo su Dio, come magistralmente Francesco ha esortato gli uomini e le donne dei suoi tempi e di sempre.
La serata si è conclusa con la tradizionale cerimonia di consegna dei diplomi di laurea, momento solenne che ha visto protagonisti gli studenti che hanno completato con successo il loro percorso accademico nel precedente anno accademico.
«Ogni stella ha una luminosità propria, ma tutte insieme disegnano una rotta. L'unità è la nostra forza più profetica». Così, esortati dalle parole di Papa Leone XIV, l’Istituto superiore di scienze religiose metropolitano “don Tonino Bello” di Lecce ha dichiarato ufficialmente aperto l’Anno accademico 2025-2026.
Photogallery di Arturo Caprioli.

