L'arcivescovo visitando da oggi 1° giugno questa parte della nostra città vedrà il dinamismo di una comunità parrocchiale in crescita.

Innanzitutto, in questi dieci anni si è registrata una crescita numerica: da una piccola comunità quasi staccata dalla città a una comunità integrata grazie all’azione pastorale della comunità cristiana e alla presenza di tanti servizi sociali che insistono sul territorio.
Agli inizi era soltanto un piccolo rione formato da famiglie provenienti dai paesi vicini: Monteroni, Arnesano Novoli, oggi la comunità è aumentata numericamente grazie alla notevole immigrazione di giovani famiglie.
La stessa sede parrocchiale che prima rispondeva alle esigenze della piccola parrocchia gradualmente si è manifestata inadeguata alle nuove esigenze di una comunità divenuta in questi anni sempre più giovane.
Intorno all’originario nucleo abitativo denominato “Casermette” si sono aggiunti altri rioni che rendono il territorio della parrocchia fra i più estesi di Lecce
Il lavoro pastorale di questi anni ha avuto la finalità di aggregare, integrare e creare legami di conoscenza e di “sinodalità comunitaria” fra tutte queste anime della parrocchia promuovendo e incoraggiando l’inserimento di tutte le nuove, numerose famiglie giovani spesso spinte a mantenere per sé e anche per i figli i legami con le parrocchie di provenienza e con altri centri religiosi presenti nel territorio.
È sorta, quindi, l’esigenza di realizzare non solo una chiesa nuova ma tutto il complesso dei locali di ministero pastorale per rispondere alle esigenze di una comunità numerosa e giovane.
Quanto ho sperimentato negli anni ’80 nella fondazione, nello sviluppo e nella crescita nella mia prima parrocchia di San Massimiliano Kolbe lo rivivo in questa altra periferia con il medesimo dinamismo, le stesse difficoltà ma certamente con gli stessi risultati
Quindi l'arcivescovo troverà una parrocchia che sta progettando un cammino di evangelizzazione così come avviene ormai da circa vent'anni e l'assenza delle strutture anche se segna negativamente il cammino della nostra comunità (ed è questa purtroppo la fragilità più grande) non ha condizionato il progetto di rievangelizzare la comunità. Tuttora avvertiamo gravemente l’assenza di spazi adeguati per offrire alle famiglie la possibilità di incontrarsi, non abbiamo spazi decorosi per la catechesi dei fanciulli, dei ragazzi e dei giovani e per gli incontri delle diverse aggregazioni laicali. Anche la vita liturgica risente della precarietà in cui viviamo anche se le nostre liturgie decorosamente celebrate sono l’unico momento in cui condividiamo tutta l’esperienza di vita cristiana evitando di ricorrere facilmente a mediazioni digitali, a nostro avviso deleterie per una comunità in crescita per la quale la visibilità dell’incontro e la prossimità del dialogo sono elementi determinanti per crescere e per non correre il rischio di diventare una comunità che evangelizza con i clik, possibilmente dietro una scrivania e non per strada.
L’arcivescovo incontrerà una comunità “di strada” anche perché non potremmo non esserlo dal momento che non abbiamo ancora “dove posare il capo”. Nella difficoltà si può dire che questo è il punto di forza della parrocchia. Senza mai appendere “al chiodo” i calzari dell’evangelizzazione, abbiamo cercato di promuovere, incoraggiare e realizzare la ministerialità laicale e tutte la presenza delle aggregazioni che sono esperienza del soffio dello Spirito che soffia dove vuole e genera i figli di Dio non per volere di carne né per volere di uomo.
Il progetto pastorale ha avuto e avrà una forte caratterizzazione missionaria ad intra ma anche ad extra. Importante per la vita della comunità è anche la consapevolezza di essere in missione verso altri popoli. Da diciotto anni abbiamo intrapreso un’esperienza di evangelizzazione anche in Madagascar.
Questa esperienza missionaria non è stata una improvvisazione o un incidente di percorso o una occasionale proposta alla comunità. Essa è nata dall'incontro con le Suore Discepole del Sacro Cuore che hanno la casa madre nella mia parrocchia ma che sono presenti in diverse diocesi del Madagascar.
Come parroco di una parrocchia dedicata a San Vincenzo de’ Paoli, il protettore del Madagascar, ho avvertito l’esigenza di conoscere e di interessarmi del lavoro missionario delle suore per dare anche a me stesso una ulteriore risposta spirituale a quella esigenza di vita missionaria che avevo già sperimentato nei primi anni della mia vita di presbitero nelle periferie di Santa Rosa e della 167/B a San Massimiliano Kolbe.
Di fronte a una esperienza di Chiesa locale che vedevo sempre più preoccupata di apparire “bella” come una prima donna, intenta ad attendere sulla soglia del tempio, vestita a festa, i due viandanti di Emmaus senza averne condiviso il faticoso cammino, “Chiesa del trabucco” che attendeva con le sue liturgie i pesci sugli scogli senza gettare le reti al largo; con una iniziativa pienamente personale ho deciso di rivivere quella esperienza missionaria che era stata a me cara da quando nel lontano 1986 mons. Michele Mincuzzi mi inviò in periferia chiedendomi di fare il missionario come scrisse nella bolla di nomina a parroco di San Massimiliano Kolbe
Ho comprato una piccola casetta in uno stato di abbandono e di precarietà, l'ho restaurata e ho cominciato lì a costruire una minima struttura di accoglienza che ora è anche a disposizione della diocesi di Nosy be-Ambanja, dei sacerdoti dell’isola, delle nostre suore e della parrocchia di Dzamandzar.
Il vescovo di allora mons. Rosario Vella, siciliano di origine, parlando insieme a me e a mons. Michele Seccia ipotizzò l'idea di dare un aiuto fattivo soprattutto ai giovani che dopo il raggiungimento della maturità non potendo avere le possibilità di andare sulla grande terra per studiare nelle università rischiavano di fare delle scelte di devianza divenendo o nullafacenti, o ladri o prostitute.
Questa riflessione mi ha portato a ipotizzare la progettazione di una scuola per le lingue e per i mestieri. In un'isola, quella di Nosy be, detta “l’isola dei profumi” paradiso del Madagascar, meta di flussi turistici italiani e francesi, di polacchi e di inglesi e in cui insistono famose strutture turistiche, insegnare la conoscenza dell’italiano a questi ragazzi sarebbe stata la proposta più adeguata per una degna promozione sociale e un aiuto fattivo per permettere a tanti studenti di poter chiedere un posto di lavoro.
Grazie all'Università del Salento e al suo Magnifico Rettore, Fabio Pollice abbiamo organizzato a casa mia denominata Maison de Marie, alcuni corsi di italiano.
Dopo il primo corso di italiano l'Università del Salento offerto sette borse di studio e altrettante ragazze che hanno lasciato in Madagascar, si sono trasferite in Italia e studiano nell'Università del Salento con discreti risultati.
Successivamente sono stati organizzati altri tre corsi italiano e nell’anno accademico 2024-25 l’UniSalento ha istituito presso la mia casa la facoltà di Management del turismo offrendo la possibilità a circa 40 studenti di frequentare il corso di laurea senza il rischio di emigrare, una realizzazione anche se in miniatura, ma significativa miniatura del Piano Mattei proposto dall'Europa.
Il primo effetto positivo di questa iniziativa missionaria lo abbiamo verificato nel fatto che tanti studenti che pure hanno seguito i corsi di italiano e che hanno ricevuto l’attestato di competenza dall’UniSalento già lavorano presso i resorts e gli hotel dell’isola.
Secondo effetto positivo è stata una sensibilizzazione missionaria della comunità parrocchiale di San Vincenzo de Paoli che supporta queste iniziative e di tanti altri amici. In questi anni circa 110 persone hanno visitato il Madagascar, fra queste l’arcivescovo e alcuni sacerdoti.
Il terzo effetto è stato quello di un coinvolgimento di realtà sociali del territorio - scuole, medici e volontari, che hanno chiesto di fare esperienze di volontariato in Madagascar in collaborazione con delle onlus e con la stessa Congregazione delle Suore Discepole del Sacro Cuore.
Una proposta missionaria può riguardare anche i futuri sacerdoti che secondo le indicazioni della nuova Ratio che stabilisce i percorsi spirituali e formativi in preparazione al ministero presbiterale, saranno chiamati a vivere delle esperienze missionarie.
Ci auguriamo, dopo questa Santa Visita, di vivere una seconda tappa della Visita Pastorale in terra di missione, in Madagascar. L’arcivescovo potrà visitare le diocesi nelle quali operano le Suore Discepole del Sacro Cuore incontrando i vescovi e il presbiterio del luogo e progettando tempi di esperienza missionaria per i futuri presbiteri.
Concludendo posso dire allora che questa è la grande scommessa di questa comunità parrocchiale: la nuova evangelizzazione.
Utilizzando le immagini care ai pontefici e a diversi Sinodi sin dal 2007 abbiamo scelto alcune immagini evangeliche come programma pastorale: le reti gettate al largo, le strade del Vangelo e i pozzi di Sicar.
Le prime due immagini offrono lo spunto per l'evangelizzazione, soprattutto ai lontani, attraverso l'esperienza delle diverse aggregazioni laicali che esistono in parrocchia, l'immagine dei pozzi di Sicar è la proposta a quei fratelli che individualmente, servendosi del cammino liturgico o della spiritualità personale, desiderano gettare il secchio in profondità per attingere l'acqua viva della parola di Dio e dei sacramenti
Dopo aver contemplato la bellezza di una chiesa che stiamo costruendo fatta dalle mani dell’uomo, dopo la Visita Pastorale passeremo alla fase mistagogica e utilizzando questi tre riferimenti chiave, ci chiederemo come essere Chiesa di Gesù dando inizio a una stagione missionaria nuova.


