Un pomeriggio per ritrovarsi, mettersi in ascolto e rimettere al centro ciò che dà senso a ogni percorso formativo: Cristo.

 

 

 

È stato questo il cuore dell’incontro di spiritualità vissuto nella cappella della Curia arcivescovile, che ha inaugurato il nuovo anno della Scuola diocesana di formazione teologica (Sdft) Intorno all’arcivescovo Angelo Raffaele Panzetta e al nuovo coordinatore della Scuola, don Alberto Taurino, erano presenti gli studenti del triennio formativo, alcuni docenti, l’ex direttore mons. Piero Quarta e alcuni sacerdoti che hanno accompagnato e presentato i singoli allievi. Una comunità variegata, dunque, unita dal desiderio di continuare a crescere nella fede attraverso lo studio, l’ascolto della Parola e la vita ecclesiale.

A dare il primo saluto è stato proprio don Alberto Taurino, chiamato quest’anno a raccogliere il testimone della direzione della Scuola. “Oggi iniziamo insieme un nuovo anno della nostra Scuola diocesana di formazione teologica. Sono contento di farlo con voi”, ha detto, indicando subito la prospettiva del cammino: “Come i discepoli di Emmaus, vogliamo camminare con il Signore. Lui ci spiega la Parola e si fa riconoscere quando spezza il pane”. Non uno studio fine a se stesso, dunque, ma un percorso capace di trasformare la conoscenza in relazione. “Studiare teologia non serve solo a sapere di più - ha ricordato don Alberto - serve a conoscere meglio il Signore, per amarlo e servirlo di più nella vita di ogni giorno”. Una visione sintetizzata nelle quattro dimensioni che caratterizzano il cammino della Scuola: teologia per comprendere la fede, liturgia per pregare e lodare Dio, catechesi per trasmettere la fede e carità per viverla accanto ai fratelli. Con gratitudine, il nuovo coordinatore ha quindi rivolto un pensiero a chi lo ha preceduto: “Comincio questo servizio con umiltà e con tanta gratitudine verso chi ha lavorato prima di me. Ringrazio don Piero Quarta, che per anni ha guidato questa Scuola: raccolgo il suo testimone e i frutti che ne ha prodotto”. Poi l’invito agli studenti a vivere il nuovo anno “con la voglia di imparare, con costanza e con spirito di fraternità”.

È stato quindi l’arcivescovo a guidare la meditazione, partendo dalla Lettera di San Paolo ai Filippesi (Fil 3,1-14). Una pagina intensa, nella quale Paolo racconta il proprio desiderio di conoscere Cristo e di correre verso la meta senza lasciarsi trattenere da ciò che è alle proprie spalle. Il primo richiamo dell’arcivescovo è stato netto: ogni autentica formazione nasce dalla preghiera. “La formazione comincia dall’invocazione e anche la teologia, il primo atto della teologia è mettersi in ginocchio”. Prima dei libri, delle lezioni e delle conoscenze, c’è dunque la consapevolezza di essere alla presenza di Dio e la disponibilità ad affidargli il proprio cammino. Da qui anche una domanda da portare con sé durante l’intero anno: “Signore, che cosa ti aspetti da noi in questo anno?”. Perché la Scuola, ha sottolineato il pastore, possiede una propria identità, un proprio “genoma”, ma ciascuno arriva con una storia e una chiamata particolare. La formazione diventa così anche occasione di discernimento e di risposta alla vocazione ricevuta.

Il secondo passaggio della meditazione ha avuto come parola chiave la gioia. «Siate sempre lieti nel Signore»: l’esortazione di Paolo assume un significato ancora più forte se si considera che la Lettera ai Filippesi nasce in una situazione di prigionia. La gioia cristiana, ha ricordato l’Arcivescovo, non dipende semplicemente dalle circostanze, ma nasce dalla relazione con Cristo. Ed è proprio questa gioia che la formazione è chiamata a custodire. Lo studio teologico non può spegnere la fede, né trasformarsi in un esercizio esclusivamente intellettuale. L’Arcivescovo ha posto una domanda semplice e decisiva: “A che cosa serve questa scuola? A conoscere il Signore”.

Quattro, in particolare, le direttrici affidate dall’arcivescovo alla comunità della Scuola: un anno di gioia, per riscoprire la letizia cristiana; un anno di conoscenza, intesa come relazione profonda con Cristo; un anno di immersione nel mistero pasquale, per conformarsi sempre più al Signore morto e risorto; e un anno di corsa verso una meta, con Gesù Cristo come fine ultimo dell’esistenza. Una meditazione che ha così restituito alla formazione il suo significato più autentico: non semplicemente imparare qualcosa in più, ma lasciarsi cambiare da ciò che si impara. È questa la direzione che accompagnerà il nuovo anno della Sdft.

L’incontro di spiritualità ha fatto così da cornice all’avvio del nuovo anno formativo, che entrerà nel vivo con la prima lezione giovedì 15 ottobre alle 16.30, al primo piano della Curia arcivescovile a Castromediano. Fino al 21 gennaio 2027, gli studenti del primo anno approfondiranno l’Introduzione alla Cristologia con il prof. don Alessio Seconi, l’Ecclesiologia del Concilio Vaticano II con la prof.ssa Silvia Quarta Serafino e l’Introduzione alla Sacra Scrittura e all’Antico Testamento con il prof. Giuseppe De Donato.

I corsisti del secondo anno affronteranno invece l’Introduzione al Nuovo Testamento con il prof. don Michele Giannone, Elementi di Pastorale con il prof. don Alessandro D’Elia e Pastorale Liturgica con il prof. don Mattia Murra.

Per gli allievi del terzo anno il percorso assumerà una dimensione maggiormente laboratoriale, attraverso esperienze curate dagli Uffici pastorali diocesani. Si partirà dalla conoscenza del Centro Missionario, guidato dal diacono Vinicio Russo, che passerà poi il testimone all’Ufficio per le comunicazioni sociali, diretto da don Emanuele Tramacere. Il modulo di approfondimento, lo scorso anno guidato da mons. arcivescovo, sarà invece affidato quest’anno all’Ufficio per la cultura, diretto da don Tony Bergamo.

Per chi desiderasse iniziare il proprio percorso nella Scuola diocesana di formazione teologica e non si fosse ancora iscritto, è possibile rivolgersi direttamente al proprio parroco per la compilazione del modulo di iscrizione (SCARICA), oppure contattare la segreteria della Scuola all’indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo., attraverso la pagina FACEBOOK o il canale WHATSAPP della Sdft.

Il cammino, dunque, riparte. Con una domanda, prima ancora che con una lezione: “Signore, che cosa ti aspetti da noi in questo anno?” In questa prospettiva, la Sdft si configura come un autentico laboratorio ecclesiale di crescita: non soltanto luogo di studio, ma spazio di ascolto della Parola, approfondimento teologico e maturazione della relazione personale con Cristo. L’obiettivo ultimo, ha ricordato l’arcivescovo, rimane quello espresso dalla traiettoria paolina: conoscere Cristo, lasciarsi afferrare da Lui e correre verso di Lui, perché Gesù diventi “l’Alfa e l’Omega” della vita e di ogni giornata.

 

Photogallery di Arturo Caprioli.

 

 

 

 

 

 

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