Un pomeriggio vissuto insieme, come Chiesa in cammino, pellegrina e desiderosa di ritrovare nel volto dell’altro la bellezza di una comunità che sa ascoltare, condividere e ripartire.

È quello vissuto ieri, presso il santuario dei Santi Medici Cosma e Damiano di Oria, dove più di un migliaio di persone provenienti dalle comunità della diocesi di Lecce si sono ritrovate per affidare al Signore il nuovo anno pastorale. Sacerdoti, diaconi, religiosi e religiose, laici e laiche, membri dei Consigli pastorali parrocchiali e del Consiglio pastorale diocesano, rappresentanti delle diverse comunità parrocchiali: tutti insieme, in pellegrinaggio, hanno raggiunto il Santuario, trasformando il pomeriggio in un momento di intensa comunione ecclesiale. Non una semplice convocazione, ma un vero e proprio ritrovarsi come Chiesa, lasciando per qualche ora i luoghi e le abitudini consuete per mettersi in ascolto e guardare insieme al cammino che attende la diocesi.
Al termine della preghiera comunitaria del Vespro, l’arcivescovo Angelo Raffaele Panzetta ha presentato per la prima volta alla comunità diocesana il programma pastorale per il nuovo anno.
“Pur essendo molti e diversi siamo un corpo solo, siamo il corpo di Cristo”. Con queste parole il presule ha introdotto la riflessione proposta in occasione dell’apertura del nuovo anno pastorale, indicando nella comunione il punto di partenza per il cammino della Chiesa diocesana. Una Chiesa ricca di volti, vocazioni e carismi, chiamata però a riconoscersi dentro un’unica missione. Ed è proprio la missione il tema che accompagnerà i prossimi mesi: “Noi siamo una missione su questa terra”. L’espressione, ha spiegato il pastore, richiama la prospettiva di Evangelii Gaudium: “Si può dire che ogni Chiesa è una missione. Noi come Chiesa siamo un noi missionario chiamato ad evangelizzare”.
Da qui la proposta di vivere un vero e proprio anno missionario, coinvolgendo parrocchie e realtà ecclesiali. Non più soltanto “missioni al popolo”, ma “un popolo in missione”: l’annuncio del Vangelo, ha sottolineato Panzetta, “non può essere appaltato ai presbiteri o ai consacrati”, perché riguarda ogni battezzato. Una responsabilità che nasce dalla fede e che, proprio nel dono di sé, trova nuova forza: “La fede si rafforza donandola”.
Nel suo intervento, l’arcivescovo ha invitato a guardare con realismo alla situazione attuale della Chiesa e della società, senza però lasciarsi prendere dalla rassegnazione. Un ruolo centrale sarà affidato alle parrocchie, indicate dallo stesso come “il quartier generale di questa opera missionaria”. Non luoghi autoreferenziali, ma comunità capaci di guardare anche a chi è lontano, a chi cerca e a chi non frequenta abitualmente la vita ecclesiale.
Nel rivolgersi ai presenti, e in modo particolare ai membri dei consigli pastorali, il presule ha sottolineato come quest’ultimi siano chiamati a progettare le iniziative, individuare le necessità del territorio e valorizzare le risorse presenti nelle comunità. Un passaggio che restituisce centralità alla corresponsabilità, intesa non semplicemente come distribuzione di compiti, ma come stile concreto attraverso il quale sacerdoti e laici sono chiamati a sentirsi parte dello stesso corpo ecclesiale. Accanto all’anno missionario proseguirà inoltre il lavoro per la realizzazione del progetto pastorale diocesano, frutto del cammino sinodale. Due percorsi che l’arcivescovo ha definito “due fuochi di un unico ellisse”, chiamati a sostenersi reciprocamente.
A fare da icona biblica al programma pastorale è il brano del quinto capitolo del Vangelo di Marco, nel quale Gesù, dopo aver liberato un uomo dal male, lo invia ad annunciare ciò che Dio ha compiuto nella sua vita: “Va’ nella tua casa, dai tuoi, annuncia loro ciò che il Signore ti ha fatto e la misericordia che ha avuto per te”. È questa, in definitiva, la consegna che affida mons. Panzetta alla diocesi: una Chiesa che, forte dell’incontro con Cristo, non trattiene per sé la gioia ricevuta, ma la porta nelle strade, nelle case e nelle storie degli uomini e delle donne del nostro tempo. L’esperienza di quest’uomo che ha incontrato il Signore Gesù ed è stato mandato in missione – ha concluso - sia l’esperienza della nostra Chiesa particolare in questo anno.
Quando le luci del santuario hanno cominciato ad accompagnare la sera, le comunità della diocesi di Lecce hanno lasciato Oria portando con sé non soltanto un programma pastorale, ma soprattutto un’esperienza condivisa. Un cammino che non chiede semplicemente di fare di più, ma di camminare insieme, imparando ogni giorno ad ascoltarsi, ad accogliersi e a riconoscere nella corresponsabilità una delle strade attraverso cui il Vangelo può continuare a incontrare la vita degli uomini e delle donne del nostro tempo.
Racconto per immagini di Arturo Caprioli.

