(8-continua) L'ottavo centenario della morte di Francesco che in questo anno tutto il mondo sta celebrando e la meravigliosa somiglianza di don Tonino al santo di Assisi ci portano a dedicare una seconda riflessione su questo tema, del quale, sicuramente, anche il lettore sarà entusiasta.

 

 

 

 

"Quanto era incantevole, nella semplicità della sua parola, nella purezza del cuore, nell'amore verso Dio, nella carità fraterna, nella cortesia, nel suo aspetto angelico! Di carattere mite, di indole calmo, affabile nel parlare, veloce nel perdonare, lento all'ira". Se avessi dovuto con mie parole presentarvi il vescovo di Molfetta mi sarei espresso proprio così. Invece questo scritto è di Tommaso da Celano che ci parla di Francesco. Al santo di Assisi il Venerabile si sarà sicuramente ispirato, per migliorarsi, per crescere nella fede, per aderire al vangelo. Parlando di sè in un diario degli anni Sessanta così scriveva Tonino Bello: "Sono un impasto di mansuetudine e di ira, di superbia e di modestia, di bontà e di durezza. Sono un intruglio di fervore e di frigidezza, di dissipazione e di raccoglimento, di slanci impetuosi e di apatica immobilità. Sono un polpettone di carne e di spirito, di passioni indomite e di mistiche elevazioni, di ardimenti coraggiosi e di depressioni senza conforto. Dio mio purificami da queste scorie...".

E al Poverello di Assisi ci riporta non solo la sua vita ma anche la sua morte: capiamo fino in fondo la vita di don Tonino se prima ci avviciniamo con cuore e l'intelligenza alla vita di Francesco. Le analogie tra il santo e il Venerabile sono sorprendenti così come le dinamiche che intorno a loro vengono a svilupparsi. Nel 1266, si tiene il Capitolo dei francescani (cfr "La storia negata" di Chiara Mercuri). Bonaventura da Bagnoregio impone di distruggere tutte le biografie di Francesco e di sostituirle con la nuova, quella redatta da lui stesso, la “Leggenda Maggiore”.

Frate Leone va in crisi: tra coscienza e obbedienza. Legge la Leggenda e scrive: "quella di Bonaventura è una biografia che spegne l’attenzione, che deprime gli animi e addormenta lo spirito". E si chiede: “... a chi servirà questo Francesco immateriale?” Di notte porta i manoscritti in suo possesso in un convento di suore perché fossero custoditi in segreto. E per sempre! La lettura di quei manoscritti consegnava alla storia il vero Francesco: "Non un angelo ma un uomo, non un eletto del Signore ma uno di loro, non rifuggiva le donne ma cercava Chiara e le sorelle per dare e ricevere conforto, non un illetterato ma un uomo consapevole e istruito".

Sul punto di morte Francesco volle essere posto nudo sulla nuda terra. Il contatto con la terra nel suo momento estremo significava più cose: l'amore per la "terra mater" e delle proprie radici, ma anche una scelta che ha il sapore della libertà, della povertà, della universalità, dell'umiltà. Tonino Bello vive gli stessi sogni, e lo dice in maniera chiara, inequivocabile: vuole essere sepolto nella terra, nella sua terra! Umiltà significa terra e i frutti dell'umiltà sono inconfondibili: il primo è la gratitudine e noi siamo grati per aver conosciuto don Tonino che ci ha iniziati all'infinito e ci ha donato un soffio di eternità.

Francesco e don Tonino hanno donato al mondo un soffio d'eternità: questo il loro lascito, l'unica eredità della quale nessuno si può appropriare. Nessuno! Nemmeno chi li ha amati in vita. Ma a chi li ha amati spetta il compito di vigilare in tal senso! Scrive Balducci del Poverello di Assisi: “non so di quale altro santo si possa dire, come di Francesco, che egli non appartiene ai credenti, appartiene agli uomini. La storia dà torto ai profeti e, quando sono morti, tenta di reintegrarli in sé, canonizzandoli. Ma i profeti continuano a dar torto alla storia e hanno le prove: solo che quelle prove sono riposte nello scrigno del futuro. E noi ricordiamo oggi uomini che non appartengono al passato ma al futuro!".

Per noi queste parole valgono anche per don Tonino. (continua)

 

*presidente della Fondazione “don Tonino Bello”

 

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