Ci sono nella storia accadimenti che vengono dimenticati. Forse perché non se ne comprende la portata o forse perché, quando la stessa è dirompente, rivoluzionaria, si preferisce nasconderli. Occultarli. Il mondo è andato sempre così. Poi all’improvviso succede quello che per cinquanta anni non è successo.

 

 

Correva l’anno 2013. L’anno dell’elezione di Francesco, una sorpresa di Dio!  E in un’udienza privata due vescovi dell’America latina consegnarono al Papa una copia di un documento “segreto” del Concilio Vaticano II, suscitando nel pontefice sorpresa e meraviglia. In occasione del 50° anniversario della apertura del Concilio, quel documento sarà oggetto di riscoperta grazie all’Istituto “teologia e politica” di Munster, in Germania, che organizzò un seminario tematico internazionale: stiamo parlando del “Patto delle catacombe”.

In sintesi, la storia è questa: era il 16 novembre del 1965 quando un gruppo di Padri conciliari, detti “del Collegio belga”, dal luogo dove si radunavano, decisero di incontrarsi presso le catacombe della basilica di Santa Domitilla, in Roma, luogo simbolico del cristianesimo nascente, dove erano conservati i resti dei martiri della fede. E lì, durante la concelebrazione, sull’altare della Eucarestia, fu apposta una firma e siglato un “patto”: quello delle catacombe di Domitilla. Cinquantasette vescovi provenienti da 15 Paesi diversi: 27 dall’America latina, 10 dall’Africa, 1 dal Canada, 9 dall’Asia, 10 dall’Europa, tra cui quattro dalla Francia e 1 dall’Italia, mons. Luigi Bettazzi. Il “patto” fu consegnato per iscritto a tutti i padri conciliari il 7 dicembre, vigilia della conclusione del Concilio, e il documento fu portato personalmente dal card. Lercaro a Paolo VI.  I vescovi firmatari, ritornati nei loro Paesi, condivisero “il patto” con altri confratelli vescovi e raccolsero numerose adesioni sicché alle 57 firme iniziali se ne aggiunsero altre 500.

Definito come “il testamento segreto” del Concilio, segreto perché non se n’è saputo quasi nulla per circa mezzo secolo, nonostante, l’autorevole quotidiano francese “Le Monde”, l’8 dicembre del 1965, giorno di chiusura del Concilio, ne avesse dato notizia, il “patto”, che metteva al centro della Chiesa e della evangelizzazione i poveri, ha come ispiratore il Card. Lercaro. Il patto, che tracciava il sentiero per formare una Chiesa povera, al servizio dei poveri, ebbe come estensore del testo mons. Hèlder Camara (come recentemente ricordato da Luigi Bettazzi), tra i firmatari del primo momento, oltre al già menzionato Luigi Bettazzi, va ricordato mons. Angelelli, vescovo ausiliare all’epoca in Argentina e amico dell’allora Padre Jorge Mario Bergoglio, mentre fu firmato in un secondo momento anche da Oscar Romero.

Paolo VI di quella pagina conciliare e del tema che proponeva ne subì sicuramente il contagio: già il 13 dicembre del 1964 aveva rinunciato alla tiara con il triregno,  il 12 settembre del 1965 si era recato alle Catacombe di Santa Domitilla per celebrare una liturgia in quel luogo simbolico dove “il cristianesimo affondò le sue radici nella povertà, nell’ostracismo dei poteri costituiti,, nella sofferenza d’ingiustizie e sanguinose persecuzioni” e , successivamente, nella Pasqua del 1967, pubblicò l’enciclica Populorum progressio dove in alcuni punti era chiaro il riferimento e l’influenza del “patto delle catacombe”.

Di questo documento negli scritti di don Tonino non c’è mai un riferimento per cui possiamo dire che probabilmente l’amato pastore non ne avesse conoscenza. Ma questo è un punto paradossalmente a suo favore: pur non avendo mai letto questa pagina del Concilio, don Tonino con il suo stile e con la sua testimonianza l’ha vissuta, incarnata, proposta, suscitando reazioni opposte e comunque sempre tanta discussione e tanto clamore. Il testo dei padri conciliari (LA VERSIONE INTEGRALE), composto da 13 punti, è stato un progetto di vita del Venerabile e ciò testimonia quanto Tonino Bello avesse fatto suo il concilio fino ai documenti più segreti: i poveri furono infatti sempre il primo riferimento della sua vita.

Della povertà si innamorò e questo amore lo propose a tutti: “amate i poveri”, diceva, invito oggi riproposto nella Dilexi te nella quale c'è scritto al n.110 che i poveri "non sono una categoria sociologica, ma la stessa carne di Cristo", ma, aggiungeva, “amate anche la povertà”! Morì senza avere mai avuto un conto in banca, rifiutò ogni titolo onorifico sin da giovane (monsignore, eccellenza, ecc. ecc !), sempre accogliente verso tutti, aperto a tutti , testimone del dialogo con tutti, condivise sempre la sua vita con il suo popolo e con tutti i fratelli rinunciando ” sempre all’apparenza e alla realtà della ricchezza , specie negli abiti e nelle insegne di materia preziosa “, si spese fortemente  a favore della collegialità episcopale per essere sempre una sola voce  nei confronti delle istituzioni politiche affinché "leggi strutture e istituzioni sociali decidano e attuino leggi necessarie alla giustizia , all' uguaglianza e allo sviluppo armonico totale dell'uomo".

In un seminario svoltosi presso l’Università Urbaniana circa dieci anni or sono che aveva lo scopo di ricordare questa bellissima pagina conciliare, il gesuita Padre Jon Sobrino ebbe a dire: “Il patto ha significato una chiamata alla conversione prima di tutto dei vescovi che, firmandolo, non parlavano ad altri né di altri, ma a loro stessi”.  E nella stessa occasione Raniero La Valle così concluse la sua riflessione: “Il tema della povertà, a causa della lotta contro il comunismo, era rimasto latente e la teologia gli aveva conferito un significato spirituale, ma oggi è uscito dalle catacombe e i poveri hanno la loro visibilità”.

Quegli stessi poveri che già don Tonino aveva reso visibili alla Chiesa e al mondo. Concludo con questo pensiero: se Luigi Bettazzi fu tra i primi firmatari del patto, Tonino Bello è stato tra gli ultimi, e lo ha firmato non con l’inchiostro della sua penna ma con il sangue della sua vita. Visse povero e con i poveri: aveva capito che dimenticare i poveri significa "uscire dalla corrente viva della Chiesa che sgorga dal vangelo e feconda ogni momento storico” (Dilexi te, n. 15).  

 

 

*presidente della Fondazione “don Tonino Bello” 

 

 

Testi consultati:

  1. Alberico, “Breve storia del Concilio Vaticano II”, Bologna, il Mulino, 2005
  2. Chiara, “Luigi Bettazzi, Un vescovo alla sinistra di Dio”, San Paolo
  3. Pani S.I., “Il patto delle catacombe”, La Civiltà Cattolica, 3972, anno 166

Leone XIV, Dilexi te, Esortazione apostolica sull'amore verso i poveri

 

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