È stata una grande gioia quella che ieri ha vissuto la comunità ecclesiale di Squinzano nell’accogliere l’arcivescovo Angelo Raffaele Panzetta che, per la prima volta, ha presieduto l’Eucaristia nella solennità dell’Annunciazione nel santuario dell’Annunziata che, per volere del compianto arcivescovo Francesco Minerva, da 55 anni è santuario diocesano.

Nel santuario dell’Annunziata batte il cuore di Squinzano che, per volere della sua illustre cittadina Maria Manca, tra il 1618 e il 1627, volle erigere questo tempio in onore della Vergine per quel meraviglioso dono di liberazione e guarigione a lei offerto il 21 ottobre 1618 e dopo l’offerta di un garofano rosso portato come dono al Crocifisso di Galatone.
Tra le sacre mura si respira un’aria sacrale di storia e di fede che trascendono il tempo e lo spazio. Ancora oggi sono tante le persone che, quando vogliono vivere un’esperienza di preghiera personale e silenziosa, sostano all’interno del tempio affidando alla Vergine Annunziata le gioie e le sofferenze più intime.
La vicinanza della chiesa al camposanto, poi, la rendono quasi una “dogana per il cielo”, un luogo di confine tra l’umano e il divino e la figura della Vergine Maria, ancor più in questo luogo, viene vista come la “porta del cielo”: attraverso di lei i credenti possono avvicinarsi a Dio e ricevere la grazia che chiedono nell’umiltà del cuore e nel silenzio della preghiera.
Ancora oggi però, nonostante questo importante titolo, il santuario di Squinzano non è conosciuto da tutti e sono tanti i fedeli della diocesi di Lecce che forse non ne conoscono neanche l’esistenza. La storia di Maria Manca e del santuario dell’Annunziata può, invece, diventare punto di riferimento spirituale non solo per la comunità di Squinzano ma per tutti coloro che nutrono un sincero affetto e devozione a Maria Santissima.
Negli ultimi anni si sta cercando di avviare questa opera di “valorizzazione” del santuario attraverso varie iniziative religiose e culturali. Le messe domenicali, le grandi feste dell’Annunziata e della Madonna del Garofano, le adorazioni settimanali, la messa di consolazione il 21 di ogni mese, l’impegno quotidiano di alcuni volontari e volontarie che si prendono cura di questo luogo, diventano tasselli importanti per la promozione e la valorizzazione di questo tempio. A questo aggiungasi il grande evento vissuto lo scorso 29 aprile 2024 con il gemellaggio tra il santuario dell’Annunziata e la basilica dell’Annunciazione di Nazareth, evento questo reso possibile grazie alla volontà dell’arcivescovo Luigi Pezzuto, illustre squinzanese, da sempre grande devoto ed affezionato estimatore del santuario dell’Annunziata.
Anche la confraternita dell’Annunziata e in particolare alcuni volontari dell’associazione “21 ottobre” continuano ad offrire il loro contributo perché questo santuario possa essere conosciuto e apprezzato non solo dagli Squinzanesi ma anche dai vari turisti che spesso visitano i nostri paesi grazie anche alla vicinanza di un altro luogo mistico, l’antica Abbazia di Cerrate.
Aver reso ieri partecipe l'arcivescovo di Lecce di questo “gioiello” architettonico e spirituale che Squinzano custodisce è stato certamente un momento di grazia per tutti. Anche le sue parole, nell’omelia (IL TESTO INTEGRALE), hanno esortato i fedeli a fare di questo tempio una casa di preghiera per le vocazioni. "Invito non solo la comunità di Squinzano - è l’incoraggiamento di Panzetta - ma anche quella diocesana ad intensificare in questo santuario la preghiera per ogni forma di vocazione, non solo la vocazione al sacerdozio o alla vita consacrata ma anche la vocazione alla vita familiare, oggi messa così tanto in crisi".
L'arcivescovo, soffermandosi sul fatto che la risposta di Maria – Eccomi -, è risuonata più di mille volte nel testo sacro, ha ribadito l'importanza che ogni cristiano possa, sull'esempio dell'umile fanciulla di Nazareth, affidarsi a Dio rinnovando il proprio Eccomi. L' Eccomi del chiamato deve poter essere un Eccomi ragionevole e gioioso.
Ragionevole perché interpella tutta la persona e chiama in causa la libertà di cuore di ciascuno nel rispondere al progetto di Dio. Al tempo stesso un Eccomi gioioso perché ogni vocazione è una chiamata alla felicità che non penalizza la volontà dell'uomo ma la esalta in un contesto Divino più ampio.
La gioia che risplende sul volto di Maria, ha auspicato l’arcivescovo di Lecce, dovrebbe risplendere sul volto di ogni chiamato, preti e vescovi compresi. E a conclusione della sua omelia, è stato lui stesso a chiedere una preghiera invitando il popolo con questa esortazione: "Vi chiedo di pregare anche per me, di chiedere a Dio il dono della fedeltà, che io sia un Vescovo che fa le cose per bene e un Vescovo gioioso perché il Signore mi dia il gusto permanente di essere una persona al suo servizio. Amén".
È l’augurio che l’Eccomi di Maria, che da secoli risuona in questo tempio, possa continuare a risuonare nella vita di ogni credente.
Photogallery di Enzo Pezzuto.

