Il Lecce avrebbe dovuto fare la partita perfetta per ottenere punti al Meazza e, invece, non c'è stata storia e il 3-0 finale lo fa comprendere chiaramente.

 

 

È vero che non sono queste le partite che i giallorossi sono chiamati a vincere, ma il passivo così pesante non può fare felici i tifosi salentini. Dall'altra parte, i rossoneri avevano l'obbligo di riscattarsi dopo la cocente sconfitta contro il Benfica in Coppa e hanno dimostrato di mettere in campo cattiveria, determinazione e intelligenza tattica. Il primo tempo già certificava la supremazia del Milan che, senza strafare, passava in vantaggio con Pulisic e poi amministrava la gara. Emblematico il possesso palla dei padroni di casa che, alla fine della prima frazione di gioco, accumulavano un impressionante 72%. Su tutti, emergeva la classe di Pulisic su cui non vi è stata una adeguata marcatura da parte dei salentini. Dal piede dello slavo, partivano le azioni più pericolose dei rossoneri. Comunque, la prima frazione di gioco è stata noiosa per larghi tratti e i giallorossi hanno avuto il torto di non approfittare subito di un Milan sornione e compassato. Pesava, sul gol subito, anche lo schieramento a cinque dietro, che non è stato in grado di leggere il pericolo dell'incursione di Pulisic.
Nel secondo tempo, Di Francesco metteva subito Paco Esteban nel tentativo di dare vivacità all'attacco giallorosso, ma il problema era dato dagli esterni che non incidevano, soprattutto a destra, dove Pierotti è stato evanescente. Questa volta, poi, Ilic non ha inciso come contro il Monza e il solo Coulibaly è stato in grado di reggere il centrocampo. La formazione che mister Di Francesco schierava al san Siro presentava due novità rispetto alla squadra ammirata contro il Monza. La prima era dovuta al forfait di Tiago Gabriel, a seguito di un forte torcicollo, mentre la seconda avveniva per scelta tecnica, in quanto Pierotti veniva preferito a Ndri. Il Milan di Amorim, invece, si mette con un 3-4-2-1. Ramos è la prima punta, assistito da Saelemakers e Pulisic. Veniamo alla cronaca.

I primi minuti sono tutti dei padroni di casa che controllano il gioco. I salentini sono comunque aggressivi, nel tentativo di non farsi schiacciare. In effetti, sono i giallorossi a tirare per primi con Ilic al 10'. Un minuto dopo, è Falcone ad uscire dalla sua porta e sbrogliare una difficile situazione su Pulisic.
Al 13' il Milan passa in vantaggio con lo stesso Pulisic servito da Pavlovic. Nella circostanza, al netto della bravura dell'autore del gol, è stato Siebert a farsi infilare alle spalle. Il Lecce reagisce al 17' ma il cross di Gallo è troppo alto per il volitivo Stulic. Monteiro è molto mobile, Pierotti è più preoccupato a difendere che ad offendere, mentre Danilo Veiga si propone con continuità. Coulibaly è una diga, mentre Ilic non riesce a prendere in mano il gioco. Stulic si batte molto ma senza costrutto. Il Milan invece sembra in controllo del match, sebbene non abbia avuto altre chance. I rossoneri si svegliano al 39' quando Pulisic pennella per la testa di De Winter che colpisce sul fondo da pochi passi. Ilic si deve abbassare vicino a Falcone per poter manovrare.
Nella ripresa, Di Francesco cambia subito Stulic con Esteban. Ora la gara è vivace. Maleh sbaglia di poco un cross che poteva creare pericoli al 50. Al 60 il Milan raddoppia con Rabiot, dopo un bellissimo dai e vai, che si conclude con il gol rossonero che chiude virtualmente la gara. Al 64 Monteiro cerca di riaprire il match, con uno splendido dribbling in velocità ma il cross è impreciso. Al 68 Maignan anticipa Esteban. Un minuto dopo, entrano Kaba e Fatah al posto di Monteiro e Maleh. Anche Ngom è entrato al posto di Ilic. I rossoneri triplicano con Moreira in contropiede dopo aver vinto un contrasto con Siebert. Poi ci sono gli ulteriori cambi con Ndri al posto di Pierotti. Al 84 è proprio Fatah a impensierire Maignan. La gara poi si spegne e non ha più nulla da dire. Il Lecce ritorna a casa con le ossa rotte e, dopo la pausa, dovrà affrontare il Bologna, in uno scontro che i salentini dovranno cercare di vincere tra le mura amiche. 

 

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