Sempre più vivo è nelle attuali comunità di fede il confronto sulla religiosità del mondo giovanile, che appare sempre più distante dagli ideali di fede.

 

 

Quelli che un tempo erano “pilastri” del tessuto sociale, che consentivano di costruire un orizzonte di vita solido, oggi sembrano infatti venir meno. Come riportato anche dal Sole 24Ore del 22 gennaio scorso (LEGGI) richiamando Il futuro è il presente (Guerini, 2025), recenti indagini statistiche mettono in evidenza come, proprio al diminuire del numero di adolescenti e giovani che affermano con certezza di avere un proprio credo religioso, decresce sensibilmente anche la percentuale di coloro che possono affermare in modo sicuro di avere nella propria vita punti di riferimento saldi e stabili, in grado di orientare le scelte più difficili. 

E sempre di più ci si interroga sulle cause di questo fenomeno e sui rimedi da poter proporre, su come “attirare” le nuove generazioni, con il messaggio evangelico, a vivere una vita autentica e profonda.

È vero che le realtà sociali cambiano, mutano, si evolvono nel corso dei decenni ad un ritmo sempre più incalzante e veloce. In un’epoca in cui tutto è vissuto al secondo, esclusivamente per essere condiviso, postato e commentato, accade che anche il tempo per fermarsi a sostare, riflettere e meditare sulle proprie scelte di vita sembra venir meno. Viene meno il bisogno di trascendenza a vantaggio esclusivo di quello di immanenza, relegata però sempre di più ad una dimensione di precarietà e incertezza, poiché non orientata verso una giusta rotta e una meta di senso

Ma ciò che in molti sottolineano è che non è esatto credere che la religiosità sia del tutto svanita dall’orizzonte dei giovani d’oggi. La dimensione religiosa permane anche nelle nuove generazioni, ma diventa sempre di più area di scelta personale, non raramente vissuta in forma principalmente individuale. Oltre a essere individuale, la religione appare sempre più come un fatto privato. La religiosità è vissuta dalla persona, nella maggioranza dei casi, senza dare troppa importanza alle manifestazioni pubbliche delle proprie convinzioni.

Riecheggiano in questo contesto le parole di Papa Leone XIV, rivolte ai giovani in occasione del Giubileo del mondo educativo: “Non fermatevi, allora, a guardare lo smartphone e i suoi velocissimi frammenti d’immagini: guardate al cielo, verso l’alto”. Osservando la realtà odierna, Leone riflette sugli episodi di molti giovani che sempre più tendono ad isolarsi, vivendo una condizione di “vuoto” scavato da una società incapace di educare la dimensione spirituale e morale e spronandoli afferma: “Ecco allora che cosa significa educare alla vita interiore: ascoltare la nostra inquietudine, non fuggirla né ingozzarla con ciò che non sazia. Il nostro desiderio d’infinito è la bussola che ci dice: ‘Non accontentarti, sei fatto per qualcosa di più grande’, ‘non vivacchiare, ma vivi’.

 

Forum Famiglie Puglia

 

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