Un pomeriggio colmo di fede, speranza e carità ha illuminato ieri il reparto di rianimazione e il pronto soccorso del Dipartimento emergenza e accettazione (Dea) di Lecce.

Qui i membri dell’Associazione Medaglia Miracolosa di Lecce, guidati dal presidente Ramiro Ramirez, hanno vissuto un toccante momento di incontro e preghiera accanto ai familiari dei pazienti ricoverati. L’iniziativa, dal titolo “Fede e speranza”, è nata con il desiderio di portare una presenza di consolazione cristiana in un luogo dove spesso la sofferenza e la solitudine sembrano avere l’ultima parola. Accolti dalle suore Figlie della Carità - che ogni giorno prestano il loro instancabile servizio di prossimità e consolazione presso il nosocomio leccese - e da Suor Alessandra Notaro assistente nazionale dell’associazione mariana, gli associati hanno portato con sé non solo una presenza amica, ma anche il segno concreto della tenerezza di Maria: la Medaglia Miracolosa, segno tangibile di fiducia, di protezione e della tenerezza della Vergine Maria.
Nel silenzio carico di attesa e di dolore del reparto, le parole di conforto e le preghiere si sono intrecciate ai racconti dei familiari, generando un momento di autentica comunione spirituale. Gli associati hanno consegnato la medaglia miracolosa - “un piccolo segno d’amore che porta grandi grazie; le grazie saranno abbondanti per chi la porterà con fiducia”, ricorda Santa Caterina Labouré - e hanno raccolto i nomi e le storie dei malati, affidandoli al cuore di Maria. Queste parole si sono fatte gesto concreto nel silenzio carico di attesa, dove ogni sguardo e ogni mano tesa hanno raccontato una storia di dolore, ma anche di speranza. Quelle storie, scritte nella fragilità e nella speranza, sono diventate intenzioni di preghiera durante la santa messa celebrata nella cappella della Medaglia Miracolosa del Dea, presieduta dal cappellano don Gianni Mattia.
Prima della celebrazione eucaristica, i membri dell’associazione hanno recitato il rosario, meditando i misteri gloriosi e offrendo ogni decina per gli ammalati, per le loro famiglie e per tutto il personale sanitario che ogni giorno si fa strumento di cura e di speranza. La preghiera si è fatta catena di luce, capace di unire il reparto e la cappella in un’unica comunione di cuori. Il gesto semplice della consegna della medaglia è diventato testimonianza viva di prossimità e di amore evangelico. Un segno questo carico di significato: Maria continua a passare nelle corsie degli ospedali, silenziosa e materna, portando pace e fiducia nei cuori afflitti. In un tempo in cui molti si sentono abbandonati, l’Associazione Medaglia Miracolosa ha voluto portare un messaggio chiaro: Dio non dimentica nessuno, e attraverso Maria continua a chinarsi su ogni figlio sofferente. “Venite ai piedi di questo altare: qui le grazie saranno sparse su tutti”, diceva la Beata Vergine a Santa Caterina Labouré. Quelle parole sembravano risuonare tra i corridoi del Dea, come eco di speranza per chi attende una guarigione, un segno, una carezza divina.
L’iniziativa “Fede e speranza” ha così lasciato una traccia profonda nel cuore di chi ha partecipato: una testimonianza che la fede condivisa diventa forza, che la preghiera diventa incontro, e che Maria continua, anche oggi, a camminare accanto a chi soffre, portando con sé la luce silenziosa del Vangelo e nel luogo della sofferenza più estrema può nascere una sorgente di fede, capace di dare conforto e rinnovare la speranza.

