Domani 7 novembre, all'Hotel Tiziano di Lecce, Alessandro Valenti e il sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano si confrontano su Magnifica humanitas.

Il 15 maggio 2026 la Chiesa ha fatto sentire la sua voce con Magnifica humanitas, l'enciclica di Papa Leone XIV dedicata alla custodia della persona umana nell'era dell'intelligenza artificiale: un testo che non si rivolge ai soli addetti ai lavori, ma interpella chi governa, chi educa e chi costruisce le istituzioni civili e sociali. Da quell'appello nasce l'incontro che l'Accademia della Carità promuove per domani 7 novembre, alle 18, all'Hotel Tiziano: un dialogo tra Alessandro Valenti, presidente dell'Accademia, e Alfredo Mantovano, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio.
Un confronto in presenza, voluto da chi è convinto che le persone non si custodiscano da lontano e che l'enciclica vada letta come una lettera attesa a lungo, non per chiudere una questione ma per mettersi in cammino verso l'altro. “Oggi la cosa più importante è costruire, nella pluralità delle voci, un terreno comune dove far crescere la giustizia e la fraternità”, spiega Valenti, che ha scelto di dialogare con un uomo di governo e di fede per mettere a confronto chi esercita il potere e chi, dentro la Chiesa, ogni giorno si prende cura della fragilità. Il punto di partenza, osserva, è “disarmante nella sua semplicità”: davanti all'umanità si apre una scelta decisiva tra innalzare una nuova Babele e edificare la città in cui Dio e l'uomo abitano. Il Papa, sottolinea, non ricorre a grafici o statistiche, ma alla Scrittura.
Babele è l'immagine di un'opera costruita senza alcun riferimento a Dio e all'altro, in cui il profitto diventa l'unico criterio per giudicare la tecnologia, il linguaggio si appiattisce in un algoritmo che pretende di tradurre perfino la preghiera e il lutto, e poche piattaforme private, senza alcuna legittimazione democratica, stabiliscono le regole della conversazione pubblica globale. A questa logica l'enciclica contrappone la via di Neemia, il coppiere ebreo del re persiano che, saputo di Gerusalemme in rovina, non si getta nell'azione ma prima prega, digiuna e ascolta, e poi, per ricostruire le mura, non chiama potenti ed esperti bensì le famiglie, ciascuna a riparare il tratto più vicino alla propria casa.
“Babele costruisce verso l'alto, verso il potere; Neemia costruisce in larghezza, verso i poveri e i deboli: e questa larghezza è la vera misura dell'amore”, afferma Valenti. L'appuntamento è aperto a tutti, perché, ricorda, la voce del Papa parla ai credenti e ai non credenti di ogni parte del mondo.
Dietro la scelta di questi temi c'è l'esperienza quotidiana dell'Accademia della Carità, che nasce nel solco dell'impegno di una Fondazione diocesana al servizio delle persone più fragili: ogni giorno accoglie chi è senza dimora o ha perso tutto, serve circa 250 pasti, offre formazione e assistenza legale, medica e psicologica gratuita e accompagna ciascuno in percorsi di reinserimento sociale e di riconquista dei diritti di cittadinanza. Il metodo è nella frase con cui Valenti riassume lo spirito dell'iniziativa: “Non chiediamo quale problema abbiano, ma come si chiamano. Ascoltiamo la loro storia”, perché ogni persona possa tornare a sognare e a sentirsi, di nuovo, un essere umano.


