“La riflessione ecclesiologica del Concilio Vaticano II e i notevoli cambiamenti sociali e culturali degli ultimi decenni hanno indotto diverse Chiese particolari a riorganizzare la forma di affidamento della cura pastorale delle comunità parrocchiali” (Istruzione La conversione pastorale della comunità parrocchiale al servizio della missione evangelizzatrice della Chiesa a cura della Congregazione per il Clero, 20.07.2020, 1).

 

 

 

Per James Campbell, nonostante il termine ‘pastorale’ sia usato comunemente nella Chiesa, non esiste una definizione univoca.

A partire da Giovanni XXIII il termine è stato utilizzato dai pontefici in modo polisemico, perché ormai fa parte del linguaggio dei dibattiti ecclesiali e il suo significato non è fisso: può essere usato per parlare di misericordia, perdono, compassione e così via, ma anche per riferirsi ai doveri dei pastori.

Questo termine ha anche una ‘funzione istituzionale’, in quanto alla natura ‘pastorale’ della Chiesa ci si è riferiti prima, durante e dopo il Concilio Vaticano II, e il suo significato è ancora in fase di elaborazione da parte della Chiesa.

Una delle interpretazioni indica il modo in cui la Chiesa deve trattare con le persone e svolgere la sua missione, perché esprime ciò che di meglio c’è in essa, e per Chiesa si intende tutto il popolo di Dio. Qui, una sottolineatura: “Quando parliamo di ‘popolo’ non si deve intendere le strutture della società o della Chiesa, quanto piuttosto l’insieme di persone che non camminano come individui ma come il tessuto di una comunità di tutti e per tutti” (Christus vivit, 231).

Soffermandoci allora su quest’ultimo significato, in vista della scrittura comunitaria del nuovo Progetto pastorale della nostra diocesi, sarà importante precisare le finalità del lavoro e la logica di fondo del nuovo documento.

L’arcivescovo Angelo Raffaele Panzetta ha convocato (LEGGI) a questo fine, gli organismi di partecipazione (consiglio presbiterale, consiglio pastorale diocesano) e la consulta diocesana per le aggregazioni laicali in una assemblea che si svolgerà presso l’aula magna della Curia arcivescovile sabato prossimo 24 ottobre alle 9.30. Si tratta di una chiamata corale per camminare insieme come popolo in missione.

Sulla scia delle proposte sinodali, sarà lo stesso pastore ad offrire alcune indicazioni utili per il cammino pastorale della Chiesa di Lecce.

Papa Francesco che, nell’Evangelii gaudium 287, chiarisce che la conversione pastorale è uno dei temi fondamentali nella “nuova tappa dell’evangelizzazione” che la Chiesa è chiamata oggi a promuovere, perché le comunità cristiane siano sempre di più centri propulsori dell’incontro con Cristo e, nel 2013, ricordava l’importanza della ‘creatività’, che significa “cercare strade nuove”, ossia “cercare la strada perché il Vangelo sia annunciato” (Discorso ai parroci di Roma).

Nelle trasformazioni in atto, “il territorio non è più solo uno spazio geografico delimitato, ma il contesto dove ognuno esprime la propria vita fatta di relazioni, di servizio reciproco e di tradizioni antiche. È in questo ‘territorio esistenziale’ che si gioca tutta la sfida della Chiesa in mezzo alla comunità” (Istruzione, cit., 16).

La missione diventa allora il criterio guida per il rinnovamento. La conversione pastorale richiede ‘a monte’ un cambiamento di mentalità e un rinnovamento interiore, da parte di tutti coloro che sono chiamati alla loro responsabilità come cristiani, perché la fede va oltre la dottrina, è esperienza d’amore, condivisione, accettazione, aiuto.

Siamo tutti invitati a creare esperienza affinché ognuno trovi la sua strada per rispondere a Dio.

 

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