La comunità di Santa Rosa in Lecce ha accolto il suo nuovo parroco, don Alessandro Saponaro.

Con una celebrazione eucaristica partecipata, presieduta dall'arcivescovo Angelo Raffaele Panzetta, si è compiuto il passaggio di testimone con il quale il presule, in nome della Chiesa, ha affidato ufficialmente a don Alessandro la cura pastorale della parrocchia di Santa Maria delle Grazie in Santa Rosa.
A concelebrare insieme al nuovo parroco erano presenti numerosi sacerdoti del presbiterio diocesano, insieme a una rappresentanza dei diaconi permanenti. Alla celebrazione ha preso parte una folta assemblea di fedeli della comunità di Santa Rosa, insieme a tanti parrocchiani giunti da San Guido, la comunità che don Alessandro ha guidato per sedici anni, e da San Pietro in Lama, dove è germogliata la sua vocazione.
Il rito di insediamento, pur nella sua sobrietà, è ricco di significato. Non si tratta di una semplice formalità amministrativa, ma di un vero e proprio atto liturgico attraverso il quale la comunità viene affidata a una nuova guida. Don Alessandro ha vissuto con emozione ogni momento del rito: dalla lettura del decreto di nomina al rinnovo delle promesse e degli impegni sacerdotali, dalla professione di fede al solenne giuramento, fino alla presa di possesso della sede parrocchiale.
Nella sua omelia (IL TESTO INTEGRALE), mons. Panzetta ha voluto richiamare il senso di questo passaggio per la comunità e per il nuovo parroco, partendo dal canone 515 del Codice di diritto canonico che descrive la parrocchia come una comunità stabilmente istituita all'interno di una Chiesa particolare, affidata a un presbitero che ne è il pastore proprio sotto l'autorità del vescovo. “Un passaggio - ha spiegato - che non è indolore, perché tra presbitero e comunità esiste un legame profondo, un legame nuziale che si prolunga al di là degli incarichi”. “Il bene rimane - ha aggiunto il presule -, l'affetto che si è costruito perché è radicato nel Signore va oltre l'usura del tempo”.
Un pensiero grato è andato a don Damiano Madaro, il parroco uscente che tra qualche giorno verrà accolto nella comunità leccese di San Giovanni M. Vianney, per il servizio realizzato nella comunità. “Egli si è inserito in una comunità gloriosa - ha ricordato l'arcivescovo - una comunità che ha una tradizione pastorale ed educativa che ha segnato la storia della diocesi, e qui ha portato la sua intelligenza, il suo cuore, la sua creatività, con una peculiare attenzione al tema della carità, tema sul quale una comunità parrocchiale oggi si gioca completamente la sua credibilità”. “Questa comunità - ha aggiunto - è un punto di riferimento per la carità in città, un punto di riferimento per tanti poveri che trovano qui risposte immediate alle loro esigenze primarie”.
Parlando di don Alessandro, mons. Panzetta ha ricordato la sua capacità di fare tante cose contemporaneamente e tutte con spirito di dedizione, dalla guida dell'Ufficio diocesano per per l’Irc alla guida efficace di una comunità importante come quella di San Guido: “Oggi gli viene affidata questa comunità che ha una storia gloriosa e un presente impegnato, chiamata a continuare a essere in questo territorio un segno di Gesù Risorto, un segno della sua compassione, un segno della sua tenerezza”.
Dalla Parola ascoltata, l'arcivescovo ha tratto due indicazioni per immaginare il presente e sognare il futuro della comunità. La prima, dalla Lettera ai Filippesi, è che una parrocchia sia una scuola di vita in cui si apprende una gerarchia di valori: tutto sia secondario di fronte alla sublimità della conoscenza di Cristo.
La seconda indicazione, ispirata dal Vangelo del pastore che lascia le novantanove pecore per cercare quella perduta, è che la comunità deve essere luogo di conversione, con uno sguardo particolare verso chi si sente perduto. “Il sogno di Dio su questa comunità - ha detto mons. Panzetta - è che sia sempre di più una comunità in cui gli ultimi, i peccatori, i reietti, si trovino a casa, perché cambiando positivamente la loro vita generano una grande gioia nel cuore di Dio”.
Al termine della celebrazione, nel suo primo saluto alla nuova comunità, don Alessandro ha dato voce a sentimenti di gratitudine, emozione e speranza, con un pensiero affettuoso alla comunità di San Guido che lascia e alla comunità di Santa Rosa che lo accoglie. Ha poi affidato alla nuova comunità il senso del suo ministero, prendendo a immagine l'arcobaleno, segno dell'alleanza di Dio dopo il diluvio, che compare quando la tempesta cede il passo al sole e quando la luce si scompone nei suoi mille colori senza perdere la sua unità. Ora si apre una nuova pagina per la parrocchia di Santa Rosa, chiamata a camminare insieme al suo nuovo pastore nel segno dell'accoglienza, della fraternità e dell'annuncio del Vangelo.
Racconto per immagini di Arturo Caprioli.

