Con la celebrazione dei primi vespri presieduti ieri sera dall’arcivescovo Angelo Raffaele Panzetta in una chiesa cattedrale vestita a festa, la comunità ecclesiale leccese è entrata, di fatto, nel clou dei festeggiamenti in onore dei santi Oronzo, Giusto e Fortunato.

 

 

Presenti accanto al presule il vicario generale don Vito Caputo, il vicario per l’economia mons. Antonio Montinaro, il segretario particolare dell’arcivescovo don Andrea Gelardo e una rappresentanza dei parroci della vicaria di Vernole (don Salvatore Scardino, Padre Arcangelo Ferente, don Luca Nestola, don Alberto Taurino, don Valentin Diac e don Francesco Morelli) che ha offerto l’olio per la lampada che per tutto l’anno arde dinanzi ai Santi.

Il servizio liturgico è stato curato dai seminaristi teologi della diocesi guidati dal maestro delle celebrazioni liturgiche episcopali don Mattia Murra mentre l’animazione liturgica è stata a cura del coro della cattedrale diretto dal maestro Tonio Calabrese.

L’offerta dell’olio è da paragonarsi alla missione che, Oronzo, Giusto e Fortunato in quanto santi hanno: intercedere presso il Signore per tutta la città di Lecce, per tutte le comunità che compongono la realtà ecclesiale leccese e, più ampiamente, per l’intera arcidiocesi.

Lo si è evinto bene dalle parole del presule che così si è espresso nella riflessione sulla lettura breve (IL TESTO INTEGRALE): “L'offerta dell'olio che quest'anno coinvolge la vicaria di Vernole, manifesta dal punto di vista simbolico la consapevolezza che i nostri santi patroni non sono solo patroni della città di Lecce, ma patroni dell'intera comunità diocesana, e quindi la città di Lecce e le comunità che compongono la nostra chiesa diocesana insieme riconoscono nei Santi Oronzo, Giusto e Fortunato, delle figure di riferimento per il loro cammino di fede, degli intercessori che continuamente al cospetto di Dio pregano per noi, per la nostra vita, per le necessità delle nostre comunità, per la nostra salvezza”.

È stata, però, la Parola di Dio tratta dal capitolo ottavo della Lettera dell’apostolo Paolo ai Romani ad essere la bussola capace di guidare la meditazione del pastore leccese.

C’è un dato incontrovertibile nella esistenza cristiana che è l’incidenza del mistero pasquale di Cristo: questo evento ha portato nella vita del credente la legge nuova, non una legge esteriore consegnata a mo’ di compito da realizzare, ma una legge scritta nel cuore, una legge che dischiude la volontà di Dio e aiuta dinamicamente a realizzarla.

Paolo, dunque, descrive la bellezza della vita cristiana, ma anche la fragilità, perché questo tesoro di grazia che è la vita teologale è inserita all’interno di percorsi vitali fragili, come quelli umani: l’antidoto contro questa precarietà è. Dunque, dato dalla certezza dell’amore di Cristo per ogni uomo.

Belle, a tal proposito, le parole dell’arcivescovo di Lecce: “Abbiamo una certezza solida: nulla ci potrà separare dall'amore di Cristo. Non dall'amore per Cristo. Non è in gioco il nostro amore per il Signore. Non può essere la roccia della nostra vita il bene che noi abbiamo per il Signore, il nostro amore per il Signore. La roccia solida della nostra vita è l'amore di Cristo per noi. L'amore di Cristo per noi è roccia solida, perché niente ci potrà sottrarre dall'amore di Dio che si è manifestato in Gesù Cristo per ciascuno di noi”.

Nella Parola proclamata, quasi come fascio di luce vi sono stato bagliori che illuminato la vita e il cammino di Oronzo, Giusto e Fortunato i quali proprio nell’amore del Signore hanno trovato la via di una donazione totale e senza riserve, quella capace di scelte umanamente incomprensibili come potrebbe essere l’adesione totale a Cristo anche a costo della donazione della vita.

Incalza Panzetta: “Penso che possiamo comprendere agevolmente questa verità, perché la sperimentiamo anche nella nostra vita. Quando è che nella nostra vita ci sentiamo sicuri? Da quando eravamo piccoli, quando abbiamo trovato persone che ci hanno amato, quando ci hanno amato i nostri genitori, quando ci hanno amato i nostri educatori, quando abbiamo incontrato persone che ci hanno voluto del bene. Questa stessa cosa, in maniera ancora più grande, la si sperimenta nel rapporto con Dio. La certezza che Gesù ci ama è la roccia sulla quale costruire la nostra vita. Guardando i nostri santi patroni nella luce della Parola ascoltata comprendiamo il loro segreto spirituale e vogliamo viverlo anche noi. Anche noi, come Oronzo, Giusto e Fortunato, vogliamo costruire la nostra vita su questa roccia, la certezza di essere amati da Dio e da Cristo Gesù”.

Oronzo, Giusto e Fortunato non sono dunque eroi fuori portata ma esempi fulgidi che dettano alla comunità dei discepoli di Cristo, la Chiesa, la meta che essi hanno raggiunti e che ogni battezzato deve avere come compimento del suo itinerario credente: “Siate santi perché io, il Signore, sono Santo” (cfr. Lv 19,2).

Intanto i festeggiamenti in onore dei santi patroni proseguono: oggi il solenne pontificale delle 20 sarà presieduto dall’arcivescovo Panzetta. Diretta sulla pagina Fb e il canale YouTube di Portalecce e su Tele Rama.

Infine, domani 27 agosto, come in ogni giorno dell’Undena, alle 8 saranno celebrate le lodi mattutine cui seguirà l’adorazione eucaristica mentre alle 19, sempre in cattedrale, la messa di ringraziamento presieduta dall’arcivescovo.

 

Racconto per immagini di Arturo Caprioli.

 

 

 

Forum Famiglie Puglia

 

Mi curo di te, la sanità nel Salento. Radio Portalecce