La Chiesa di Lecce ha celebrato nella solennità del 269° anniversario della Dedicazione della cattedrale la festa della sua chiesa madre e il dono di due nuovi diaconi.

Nella cattedrale di Maria SS. Assunta in Lecce, l'arcivescovo Angelo Raffaele Panzetta ha presieduto la solenne concelebrazione eucaristica nel corso della quale ha conferito l'ordinazione diaconale ad Andrea Rizzo e a Simone Maria Politi. La chiesa madre della diocesi ha fatto così memoria del suo dies natalis, della sua Dedicazione celebrata dal vescovo Alfonso Sozy Carafa il 6 novembre 1757, in un anniversario che per una ormai radicata tradizione è un momento di comunione e di gratitudine che coinvolge tutta la comunità, perché la cattedrale è segno di un mistero più grande, il mistero della nostra Chiesa.
A concelebrare con mons. Panzetta erano presenti l'arcivescovo emerito di Lecce Michele Seccia, l'arcivescovo Luigi Pezzuto, il vescovo emerito di Reshen, Cristoforo Palmieri e i presbiteri della diocesi. Il servizio liturgico è stato prestato dai seminaristi della diocesi, alunni del seminario regionale, guidati dal maestro delle celebrazioni liturgiche episcopali don Mattia Murra. I canti sono stati eseguiti dal coro della diocesi “Exulta et lauda”, diretto dal maestro Ines Gravili, all'organo il maestro Carlo Chirizzi. La celebrazione è stata seguita anche da chi era impossibilitato a essere presente grazie alla diretta di Portalecce e Tele Dehon (RIVEDI) per la regia di don Emanuele Tramacere e il coordinamento tecnico del direttore Vincenzo Paticchio.
Il rito si è sviluppato all'interno della liturgia della Parola. Dopo la proclamazione del Vangelo ha avuto inizio l'ordinazione diaconale con la chiamata dei due candidati. Con la presentazione dei due eletti la Chiesa ha riconosciuto e ratificato la vocazione di Simone Maria e di Andrea. Dopo l'omelia, gli ordinandi, prima di ricevere il sacramento dell'Ordine del diaconato, hanno assunto gli impegni che ne derivano davanti alla comunità e hanno promesso obbedienza al vescovo. È seguito il canto delle Litanie dei santi, durante il quale i due ordinandi si sono prostrati a terra in segno di umiltà e di consegna totale della propria vita a Dio, mentre la Chiesa pellegrina sulla terra chiedeva l'intercessione della Chiesa celeste per loro.
Dopo la proclamazione del Vangelo ha avuto inizio l'ordinazione diaconale e si è giunti così al cuore del rito. Il vescovo in silenzio ha imposto le mani sui due ordinandi. L'imposizione delle mani con la preghiera di ordinazione significa nel sacramento dell'Ordine la comunicazione del dono dello Spirito Santo per la santificazione interiore dei due nuovi diaconi e per la loro abilitazione al compimento degli uffici propri dell'ordine del diaconato. Dopo la preghiera di ordinazione, a Simone Maria e Andrea è stata imposta la stola al modo diaconale e sono stati rivestiti della dalmatica, l'abito liturgico proprio del diacono nelle celebrazioni liturgiche. Rivestiti della dalmatica, i nuovi diaconi si sono avvicinati al vescovo per la consegna del libro dei Vangeli, con la quale viene indicato il ministero di proclamare il Vangelo nelle celebrazioni liturgiche e di predicare la fede della Chiesa con le parole e con le opere. È seguito lo scambio di pace di don Simone Maria e don Andrea con il vescovo e con i diaconi presenti, come segno di accoglienza nel collegio diaconale della diocesi.
Nella sua omelia (IL TESTO INTEGRALE), l'arcivescovo ha ricordato che tra i due fatti celebrati, la Dedicazione della cattedrale e l'ordinazione dei due diaconi, esiste una mutua illuminazione “perché la nostra Chiesa, simbolicamente ricordata dalla cattedrale, è chiamata a essere una comunità diaconale”. “Proprio il mistero della dedicazione - ha aggiunto - parla ai diaconi e ricorda loro che per essere diaconi bisogna essere dedicati a Dio: il diaconato non è un lavoro, il diaconato non è un'attività fra le tante della vita, il ministero coincide con la nostra vita”.
Mons. Panzetta ha poi consegnato ai due nuovi diaconi tre consapevolezze da mettere nello zainetto del loro cammino: la consapevolezza della natura vocazionale del diaconato, la consapevolezza della qualità evangelica della diaconia e la consapevolezza dell'urgenza della diaconia della Parola. “Il diaconato - ha sottolineato - non è un diritto, e non è nemmeno il punto di approdo di un percorso accademico importante, è una vocazione, e chi vi ha chiamato a questo servizio è Gesù Cristo”. E riprendendo il racconto della vocazione di Paolo sulla via di Damasco, ha ricordato che “quanto più ci mettiamo a servizio del Signore, tanto più liberi siamo, quanto più siamo servi di Dio, tanto più le catene che ci tengono bloccati si rompono e diventiamo creature veramente libere”.
Commentando poi il Vangelo, in cui i discepoli, mentre Gesù annuncia per la terza volta la sua Passione, pensano a posti d'onore e privilegi, l'arcivescovo ha ammonito su un rischio nella vita di fede: “si può stare vicino a Gesù e non capire niente di Lui, si può stare tra gli intimi del Signore e viaggiare con logiche che sono mille miglia lontano dalla sua volontà”. “Nella comunità cristiana - ha continuato - la logica non può essere quella del mondo, quella del potere e dello spadroneggiare, perché i più grandi, le persone veramente importanti nelle comunità, sono quelli che servono, a immagine di Cristo che non è venuto per farsi servire, ma per servire e donare la vita. La diaconia deve essere un luogo di donazione, non di autoaffermazione”.
Infine, riprendendo la prima lettura con Esdra che apre la Parola davanti al popolo tornato dall'esilio e lo fa risorgere, mons. Panzetta ha richiamato l'urgenza di far circolare abbondantemente la Parola di Dio, perché “nell'anoressia spirituale che viviamo c'è bisogno di aiutare gli altri a scoprire nella Parola la luce della vita, immaginando tribune nuove e amboni nuovi dai quali farla risuonare”. E ha concluso augurando ai due nuovi diaconi di vivere quello che un giorno diranno al popolo: “La gioia del Signore è la vostra forza. Siate diaconi gioiosi, diaconi che hanno trovato nel Signore Gesù la gioia e la forza della loro vita”.
Al termine della celebrazione, l'arcivescovo ha infine consegnato ufficialmente ai sacerdoti e alla comunità diocesana “Andiamo a Betlemme”, il sussidio preparato dall'Ufficio liturgico, dall'Ufficio catechistico e dalla Caritas della diocesi per il cammino di Avvento e di Natale nelle parrocchie. Il segno ha dato, simbolicamente, il via ufficiale all'Anno missionario, di cui l'Avvento e il Natale sono la prima tappa. Un anno in missione che l'arcivescovo ha fortemente voluto per la diocesi, un cammino che spingerà la comunità a essere ancora di più una Chiesa in uscita.
Racconto per immagini di Arturo Caprioli.

