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Fra i vizi capitali, l’invidia ha sempre occupato un posto tutto particolare. La Rochefoucauld ha osservato che anche se spesso ci si vanta in pompa magna delle passioni più delittuose, l’invidia la si tace, non si osa confessarla. Dell’invidia ci si vergogna; tanto da faticare a parlarne. È proprio vero: l’invidia è il più duro da confessare fra i vizi capitali, il più ripugnante, il più difficile da tramutare in un motivo di orgoglio – l’unico, anzi, per cui questa metamorfosi sia così dolorosamente impossibile.

Tutti i vizi capitali dilatano a dismisura atteggiamenti o inclinazioni che di per sé non avrebbero nulla di male, se non fosse, appunto, che superano il limite di quello che è considerato sano, giusto o almeno accettabile – è proprio questa trasgressione a trasformarli in vizi. Questo vale per la gola, la lussuria, pure l’avarizia e l’accidia (bisogna pur oziare, di tanto in tanto!); persino per l’ira e la superbia, che in una certa misura possono anche essere ritenute ‘giuste’, cioè avere dei motivi solidi. Vale, insomma, per tutti i vizi capitali – tutti tranne uno...

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La fede cristiana afferma che un vizio non è semplicemente un gesto, ma un atteggiamento. Vizio è qualcosa che è divenuto abituale nella nostra vita. Nel latino medioevale si dice che il vizio, così come la virtù, è un "habitus". Una singola azione cattiva, pur essendo sbagliata, è pur sempre occasionale. Ma quando un atteggiamento diviene abituale, vuol dire che ha iniziato a strutturare la nostra vita. Sta creando come una “dipendenza” in noi, per usare un termine moderno.
Lo stesso dicasi per la virtù. Una cosa è compiere un atto di carità, una cosa è diventare buoni. La virtù, come il vizio, struttura pian piano l’esistenza. Il vizio o la virtù sono qualcosa che camminano, che evolvono con la persona stessa.
Al centro della predicazione di Padre Antonio, quest'oggi, è il vizio di gola a tenere "la scena". Eppure sembrerà un paradosso... Nelle Scritture, infatti, il primo a sdoganare il cibo è stato proprio Gesù: la moltiplicazione dei pani e dei pesci, il miracolo alle nozze di Cana, il continuo invito a "sedersi a tavola" prefigurando così l'Eucaristia. Ma se il cibo è dono, abusarne diventa esasperante: ingordigia, insaziabilità, bisogno impellente di rimpinzarsi fino a scoppiare insomma.
Dunque est modus in rebus. Il vizio di gola abbraccia una casistica che va ben oltre ciò che il morto corpo incamera per saziarsi ed ha a che fare con tutte quelle forme di desiderio che degenerano in dipendenza.
Padre Antonio ben riassume i tratti essenziali di questo vizio, mentre si fa sempre più prossima la festa di un Santo, Antonio Abate, che ha rinunciato a tutto per trattenere a se soltanto l'essenziale per la sopravvivenza.

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Quanto sta accadendo nel mondo spinge sovente tanta gente ad arrabbiarsi e protestare contro le ingiustizie, i leader politici, i media, i terroristi e gli altri seminatori di violenza.
Il sentimento della rabbia è parte dell’essere umano. Anche Gesù si è arrabbiato, a volte. Occorre però specificare che, sebbene il sentimento della rabbia sia permesso (a volte addirittura encomiabile), non possiamo dire lo stesso dell’ira peccaminosa che cerca vendetta.
Scrive il Catechismo della Chiesa Cattolica:
“L’ira è un desiderio di vendetta. «Desiderare la vendetta per il male di chi va punito è illecito»; ma è lodevole imporre una riparazione «al fine di correggere i vizi e di conservare il bene della giustizia»” (CCC, 2302).
Quella di arrabbiarsi di fronte al male ed alle ingiustizie nel mondo è una reazione appropriata. Lo scopo, in questi casi, sarebbe quello di “correggere i vizi e conservare la giustizia”.
Anche i Santi non sono stati indenni da questo vizio, l'Ira, per l'appunto.
Molti santi hanno lottato con i loro sentimenti di rabbia e si sono dovuti trattenere per non commettere peccato. Hanno visto qualcosa di sbagliato nel mondo ma non si sono adirati per questo; anzi, hanno usato la propria rabbia per avere più energia nella loro missione: ristabilire la giustizia attraverso la carità.

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Oggi è la domenica del Battesimo del Signore, alle 18:30 la messa vespertina dalla parrocchia di Sant’Antonio Abate di Novoli con la solenne predicazione nella novena del santo patrono della città di Padre Antonio Parrino della comunità passionista della stessa città.

 

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Il termine "vizio capitale" deriva, in senso metaforico, dal termine capo, nel senso di principio e trascinatore di altri. E allora vizio capitale non solo è principio di altri, ma ne è pure la guida e in qualche modo il trascinatore. Ecco perché S. Gregorio paragona i vizi capitali ai comandanti di un esercito” (Somma teologica, I-II, 84, 3). La lussuria, che è uno dei 7 vizi capitali che provengono dalla Sacra Scrittura, non è la semplice dedizione ai piaceri sensuali. La lussuria diventa un vizio quando il costante volgersi del pensiero al desiderio impedisce il normale svolgimento dei nostri doveri quotidiani. Per questo la Chiesa ha sempre insegnato ad impegnare la mente e i pensieri alle cose sane,  per questo insegna la virtù del senso del pudore. Dice infatti Gesù: «Ascoltatemi tutti e intendete bene: non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa contaminarlo; sono invece le cose che escono dall’uomo a contaminarlo». (Mc.7,14-15)

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Novoli e il Salento si apprestano a celebrare Sant’Antonio Abate, a conclusione di un anno che ha messo a dura prova l’intera comunità.

 

 

Scuola Diocesana di formazione teologica

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