Festa stasera. 15 ottobre, a San Pio X in Lecce: l’arcivescovo consacra e dedica la nuova mensa per la celebrazione dell’Eucarestia comunitaria.

 

 

 

La sostituzione dell’altare maggiore nasce e si sviluppa in tre anni di confronto nel Consiglio pastorale parrocchiale e nel Consiglio degli affari economici, ispirata dalla necessità di un adeguamento degli spazi liturgici nello spirito della Nota pubblicata dalla Commissione episcopale per la liturgia della Conferenza episcopale italiana pubblicata esattamente trent’anni fa, nel 1996, col titolo L’adeguamento delle chiese secondo la riforma liturgica.

Infatti, nella suddetta Nota così si raccomanda al n. 15: “L'aula deve essere articolata in modo tale che l'altare ne costituisca il punto principale di riferimento”. Nel contesto più ampio di una revisione del presbiterio, poi, si legge che “Il progetto di adeguamento del presbiterio ha un duplice scopo: consentire un agevole svolgimento dei riti e mettere in evidenza i tre ‘luoghi’ eminenti del presbiterio stesso che sono l'altare, l'ambone e la sede del presidente. Le soluzioni a cui ricorrere, si possono ridurre alle seguenti: […] sostituzione del presbiterio esistente: di esso si conserva solo lo spazio architettonico che viene occupato con i nuovi elementi: altare, ambone, sede presidenziale” (n. 16).

Il nuovo altare di San Pio X è stato progettato con materiali scelti, che danno continuità a quelli esistenti e conservano lo stesso impatto cromatico; è stato infatti rivestito con lastre uniche di marmo di Carrara ed intarsi di marmo giallo egiziano, così come le quattro applicazioni sovrapposte rappresentanti l’Eucaristia, e le tre virtù teologali (fede, speranza e carità), disegnate e offerte a titolo gratuito alla parrocchia dall’accolito Gabriele Greco di Lequile. Ed ugualmente, in forma gratuita, l’incarico di tale progetto e la direzione dei lavori sono stati assunti dal geom. Antonio Gallo, assiduo collaboratore Caritas sia in parrocchia che in diocesi.

Durante tutto il tempo precedente e seguente i lavori il popolo di Dio è stato informato e soprattutto formato all’interiorizzazione dell’iniziativa, volta non semplicemente ad un’operazione di maquillage estetico, ma ad una presa di consapevolezza che la nuova sistemazione del presbiterio richiama ed esorta ad una celebrazione liturgica, della santa messa soprattutto, più consapevole ed aperta alla testimonianza di una vita cristiana effettivamente praticata.

Provvidenziale, a tal proposito, sono giunte le parole della prof.ssa Francesca Leto (LEGGI) durante il recentissimo Convegno liturgico-pastorale diocesano all’inizio del nuovo anno missionario indetto dall’arcivescovo, secondo la quale la sinodalità parte dall’altare: “Paolo parla di un solo corpo e molte membra. E questo gesto del pane spezzato è proprio legato a questo. E non è uno slogan organizzativo, perché anche la sinodalità non è una questione di organizzazione di un metodo. È una questione profonda che ha a che fare con l'altare”. E con la sua antichissima forma quadrangolare, la nuova mensa suggerisce effettivamente una partecipazione alle azioni liturgiche dal sapore missionario e sinodale.

Trovano realizzazione perciò le parole del Papa San Pio X che molti decenni prima rispetto al Concilio Vaticano II profeticamente esortava alla frequenza dei momenti liturgici delle comunità con uno spirito di “partecipazione attiva” e perciò concretamente fruttuosa: “Essendo, infatti, Nostro vivissimo desiderio che il vero spirito cristiano rifiorisca per ogni modo e si mantenga nei fedeli tutti, è necessario provvedere prima di ogni altra cosa alla santità e dignità del tempio, dove appunto i fedeli si radunano per attingere tale spirito dalla sua prima ed indispensabile fonte, che è la partecipazione attiva ai sacrosanti misteri e alla preghiera pubblica e solenne della Chiesa”. (San Pio X, Motu proprio Tra le sollecitudini, 1903).

 

 

 

 

 

 

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