Ci sono mattine in cui si entra in una stanza e si sente che qualcosa di irreversibile sta per accadere. Non una catastrofe, il contrario. Qualcosa che si compie, che prende forma definitiva, che passa dal possibile al reale.

Lecce, giovedì 12 marzo 2026, ore 9.28. Corridoio dell'Istituto superiore di scienze religiose metropolitano “don Tonino Bello”. Stefania Cantoro tiene tra le mani una cartellina e guarda un punto fisso davanti a sé. Tra pochi minuti entrerà in quella stanza e presenterà anni di studio, di letture, di domande. La sua tesi si intitola «Per un possibile dialogo tra scienza e fede: la proposta di Teilhard de Chardin».
Chi la osserva in quel momento non riesce a fare a meno di chiedersi: com'è arrivata fin qui? Quando ha deciso che valeva la pena? E soprattutto - quella domanda che si insinua silenziosa, quasi senza farsi sentire - quando potrei arrivare fin qui anch'io?
LA TESI COME ATTO DI CORAGGIO
Teilhard de Chardin, il gesuita che osava immaginare la materia e lo spirito come due facce dello stesso mistero, è stato per decenni un autore sulla soglia, troppo scientifico per i teologi, troppo mistico per gli scienziati. Stefania Cantoro ha scelto lui. Ha scelto la difficoltà, il margine, la domanda aperta. Non la risposta facile. La commissione presieduta dal direttore dell’Issrm, il prof. Antonio Bergamo, ascolta, pone domande precise, non risparmia il rigore. Ma c'è rispetto, in quella stanza. Il rispetto che si deve a chi ha fatto sul serio.
Alle 10 entra Giordano Ingrosso. La sua tesi sul Giubileo - «Radici bibliche ed evoluzione storica» - arriva in un anno in cui quella parola ha ripreso a circolare ovunque. Lui ha scelto di andare all'origine: la remissione dei debiti, il riposo della terra, la logica della grazia che interrompe la logica del merito. È un tema che sembra antico e che invece brucia di attualità. Ingrosso lo sa. Si vede, nel modo in cui risponde alle domande della commissione.
A chiudere la mattina del 12, Marta Giaffreda con una tesi che sceglie il terreno più concreto e più incarnato: «La mediazione del corpo nel sacramento del matrimonio». Il corpo come luogo in cui il sacro si fa visibile. Non nonostante la fragilità della carne, attraverso di essa. È una tesi che richiede di non aver paura del paradosso. Giaffreda non ne ha paura.
IL GIORNO DOPO: UN PASSO PIÙ IN LÀ
Il 13 marzo, stesso istituto, ora diversa. Stavolta i candidati puntano alla Licenza ovvero il secondo livello, quello che equivale alla laurea magistrale. Un percorso che si sceglie solo se il primo non ha spento le domande. Anzi: solo se le ha moltiplicate.
Cosima Liace discute «Il matrimonio: cammino di santità». Una tesi che prende sul serio l'ipotesi - scandalosa per certi versi, consolante per altri - che la vita ordinaria di due persone che si scelgono ogni giorno possa essere una via verso qualcosa di grande. Non malgrado la sua imperfezione. Proprio attraverso di essa. La commissione presieduta dal prof. Sebastiano Pinto, delegato del preside della Facoltà Teologica Pugliese, ascolta con quella concentrazione che si riserva alle cose che contano.
Ultimo a presentarsi è Pieraldo Depunzio, con una tesi che è quasi un manifesto: «Le virtù fondamento dell'essere: un'analisi filosofica tra Aristotele, Tommaso e Edith Stein». Tre pensatori lontanissimi nel tempo e nel contesto, tenuti insieme da una domanda senza fondo: cosa rende buona una persona? Cosa significa, nel profondo, essere? Edith Stein - filosofa, ebrea, convertita, carmelitana morta ad Auschwitz - è di per sé una risposta incarnata a quella domanda. Depunzio lo sa, e la sua tesi lo riflette.
CHI STUDIA QUI, E PERCHÉ?
L'Issrm “don Tonino Bello” non è un istituto universitario per chi ha già tutte le risposte. È - e lo si capisce bene guardando le tesi discusse in questi due giorni - un luogo per chi non riesce a smettere di fare domande, e vuole finalmente trovare gli strumenti per farle bene. Con metodo. Con rigore. Con la compagnia di chi ci ha pensato prima.
Tra gli studenti ci sono catechisti e insegnanti, educatori e operatori pastorali, ma anche persone che non ricoprono nessun ruolo ufficiale e che semplicemente non si rassegnano all'idea che certe domande debbano restare senza risposta. Ci sono ragazzi di ventidue anni e adulti di cinquantacinque. Ci sono persone che studiano di sera dopo il lavoro, che portano avanti una famiglia e un percorso accademico insieme, che hanno aspettato anni prima di trovare il coraggio - o il momento - per iniziare.
Quello che accomuna tutti è una cosa sola: hanno smesso di rimandare.
IL NOME CHE PORTA QUESTO ISTITUTO
Don Tonino Bello, vescovo di Molfetta, morto nel 1993 a sessant'anni con le scarpe consumate di chi cammina davvero tra la sua gente, era un intellettuale che non si era mai dimenticato di essere un uomo. Sapeva che le grandi domande abitano nelle case, nei corpi, nelle storie delle persone. Che portare il suo nome significhi qualcosa, qui, si sente.
Le tesi di questi cinque laureandi - Teilhard, il Giubileo, il corpo e il matrimonio, la santità quotidiana, le virtù come fondamento dell'essere - sono esattamente il tipo di pensiero che don Tonino avrebbe riconosciuto come suo. Non pensiero che si allontana dalla vita. Pensiero che ci torna dentro, più attrezzato.
COSA RIMANE, USCENDO DA QUELLA STANZA
C'è un momento, nelle sessioni di laurea, che passa quasi inosservato ma è forse il più importante. È il momento immediatamente successivo, quando il candidato esce dall'aula, quando il voto è stato pronunciato, quando la stretta di mano con la commissione è finita. C'è sollievo, certo. Ma c'è soprattutto qualcos'altro: la sensazione nitida di aver fatto qualcosa che valeva la pena fare. Di essersi seduti di fronte a persone competenti e aver difeso, con le proprie parole, un pezzo di pensiero che è diventato proprio.
È difficile assistere a quel momento senza sentire qualcosa muoversi. Una curiosità, un'inquietudine, una domanda che non è ancora una decisione ma che comincia ad assomigliare a una direzione.
L'Istituto è aperto. I corsi iniziano ogni anno. Le domande con cui si arriva - quelle grandi, scomode, irrinunciabili - sono esattamente il materiale di cui ha bisogno.
Photogallery di Arturo Caprioli.

