Martedì 3 febbraio, dalle 17 alle 19, l’Issrm “Don Tonino Bello” di Lecce ospiterà l’incontro “Mediterraneo e comunione”, nuovo appuntamento del corso di aggiornamento ecumenico “Koinè del Mediterraneo” (LEGGI).

A guidare la riflessione saranno Giuseppina De Simone e Vincenzo Di Pilato, chiamati a offrire uno sguardo sul Mediterraneo come luogo di relazione, confronto e costruzione della comunione. Alla vigilia dell’incontro, Fra Emmanuel Albano op, docente ordinario di patrologia e coordinatore dell’Istituto di teologia ecumenico-patristica “S. Nicola” della Facoltà Teologica Pugliese, ne illustra il senso e gli obiettivi, mettendo in luce il valore di un percorso formativo pensato per un pubblico ampio e attento alle sfide del nostro tempo.
Prof. Albano, qual è il senso e l’obiettivo del corso di aggiornamento ecumenico “Koinè del Mediterraneo”?
Il corso di aggiornamento ecumenico “Koinè del Mediterraneo” nasce con l’intenzione di sviluppare la consapevolezza che l’ecumenismo non sia una questione meramente teologica, ma che investe - come Papa Francesco ha insegnato nel suo pontificato - tanti ambiti della vita. Per questo il programma prevede approfondimenti che toccano economia, politica, sinodalità e ferite del vivere umano. Allo stesso tempo il corso inquadra questo approfondimento all’interno del quadro interpretativo del Mediterraneo, la cui rilevanza è ormai cosa acclarata da anni.
In che modo questo percorso formativo intende parlare non solo agli addetti ai lavori, ma anche alle comunità ecclesiali e alla società civile?
In continuità con queste aperture il corso, che parte dall’Istituto di teologia ecumenico-patristica “S. Nicola”, ha coinvolto anche altre istituzioni della Facoltà Teologica Pugliese come gli Issrm “don Tonino Bello” di Lecce e quello “S. Giovanni Paolo II” di Taranto. L’allargamento - che ha coinvolto i professori don Vincenzo Di Pilato, don Tony Bergamo e don Francesco Nigro - è segno di una proposta che intende uscire dagli ambienti accademici per raggiungere chiunque sia interessato a cogliere e approfondire le nuove sfide che la società pone al vivere comune. In esse la dimensione ecumenica non è tanto un tema, quando un modo di osservarle che le attraversa e ne permette uno sguardo da un punto di vista cristiano interconfessionale, e ancor più allargando interreligioso.
L’incontro di Lecce del 3 febbraio su “Mediterraneo e comunione” che ruolo ha all’interno del corso e perché può essere significativo parteciparvi?
“Mediterraneo e comunione” rappresentano il cuore degli approfondimenti che il corso propone. Essi sono ben sintetizzati nel titolo dello stesso corso e saranno trattati da due dei più competenti docenti che non solo si stanno occupando dell’argomento, ma che sono tra i pionieri del suo sviluppo. In tal senso la conferenza mira a osservare il tema della comunione non dal punto di vista di una riflessione astratta, ma di una teologia che sappia collocarsi nella storia, nei confini, nella cultura e anche nelle ferite che le relazioni tra i popoli e nei popoli hanno prodotto. Se è vero - come le neuroscienze hanno confermato - anche il corpo “pensa” allora è necessario prendere coscienza che la storia che viviamo, in ogni suo aspetto, è fonte ed espressione di pensiero. Il Mediterraneo, da questo punto di vista, è il luogo dove il pensiero e la vita di molti popoli si è forgiata. E continua a forgiarsi. Di questa urgenza vogliamo occuparci, insieme, provando a far diventare queste riflessioni un piccolo lievito di cambiamento nello sguardo. Perché dallo sguardo il cambiamento diventi vita.


