Come nell’antica Grecia, quando l’educazione non si esauriva tra le colonne delle accademie ma prendeva forma nei ginnasi, nelle agorà, nei cammini condivisi, nei luoghi del dialogo e nella vita comunitaria, anche oggi c’è chi sceglie di uscire “fuori le mura” per tornare all’essenza della pedagogia: l’incontro vivo con la realtà.

 

 

È con questo spirito che l’Istituto superiore di scienze religiose metropolitano “don Tonino Bello” di Lecce, nell’ambito del corso di Sociologia dell’educazione, tenuto dal prof. Pietro Manca, ha vissuto il suo incontro post opitum a Masseria La Tenente di Copertino, bene confiscato alla criminalità organizzata nel 2014 e oggi affidato, dall’amministrazione comunale, alla Caritas diocesana di Nardò-Gallipoli per il tramite dellaFondazione “Fare oggi”. Non una semplice visita didattica, ma un’immersione in un’esperienza educativa che nasce dal basso, dalle ferite del territorio, e si traduce in prassi quotidiana di accoglienza, inclusione e responsabilità sociale.

Masseria La Tenente - lungo la provinciale Copertino-Carmiano - è un luogo simbolico, in cui la memoria si fa futuro. Dove un tempo si esercitava il potere della criminalità, oggi si coltivano relazioni, dignità, vocazione territoriale. Il progetto di recupero, inserito nel più ampio percorso di economia civile “Opera Seme”, non punta soltanto a restituire produttività ai terreni agricoli e all’uliveto, ma a trasformare la masseria in uno spazio di inclusione, formazione, agricoltura sociale, turismo lento, laboratori di trasformazione alimentare, mostre e attività culturali. In questo senso, Masseria La Tenente non è solo un bene riutilizzato: è un vero laboratorio di pedagogia civica, dove si apprendono valori come responsabilità, legalità, custodia del creato e senso del bene comune attraverso l’esperienza diretta.

«Non possiamo cambiare il mondo, l'importante è non farsi cambiare dal mondo - così invita il direttore della Caritas diocesana, don Giuseppe Venneri, intervenuto ad accogliere gli studenti -, lasciandosi accompagnare dallo sguardo prospettico e profetico di vedere l'albero già nel seme piantato».

Negli ultimi mesi la masseria ha ospitato anche momenti di riflessione pubblica su temi di giustizia e umanità, come l’incontro-testimonianza dal titolo “Gaza e la dignità umana: il grido che interpella le coscienze”, promosso dalla Caritas per un pubblico ampio di cittadini e giovani.

Gli studenti, accompagnati dal docente hanno potuto così toccare con mano cosa significhi davvero “scendere sul campo”: incontrare gli operatori, ascoltare le storie, attraversare i luoghi, riconoscere nei gesti quotidiani una pedagogia incarnata. Un’educazione che non si limita a trasmettere contenuti, ma forma coscienze, restituisce fiducia, costruisce comunità. Qui, come in una moderna agorà, si impara vivendo insieme: scoprendo l’altro, esercitando l’empatia, maturando il senso dell’impegno comunitario.

Come nelle scuole dell’antica Grecia, dove si imparava camminando, dialogando, osservando la vita, anche l’Istituto “don Tonino Bello” ha ritrovato in questo incontro fuori le mura il senso profondo del proprio compito: formare donne e uomini capaci di leggere il presente, abitare le ferite del mondo, trasformare i luoghi segnati dal male in spazi di possibilità.

Masseria La Tenente non è solo una masseria. È una cattedra a cielo aperto. Un’aula senza banchi. Un testo vivente di pedagogia della speranza, dove si impara la dignità delle persone, il valore della comunità e il senso autentico della trasformazione sociale.

 

 

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