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La piaga degli abusi sessuali nella Chiesa cattolica colpisce l’opinione pubblica molto profondamente e spinge a riflettere in modo strutturato su alcuni punti essenziali.

Risulta chiaro l’impegno da subito espresso da Francesco a proseguire sulla via della “tolleranza zero”, inaugurata da Papa Benedetto XVI. Infatti, a dimostrare tale sollecitudine è, tra l’altro, il motu proprio Come una madre amorevole (2016), che prevede una “rimozione dall’ufficio ecclesiastico per cause gravi”, tra le quali rientra la negligenza dei vescovi in particolare riguardo ai casi di abusi sessuali compiuti su minori e adulti vulnerabili1 .

Il Papa prosegue convinto: la lotta agli abusi deve continuare ed è arrivato il momento di ridare voce alle vittime e alle loro famiglie.

Di recente, Francesco si è trovato ad affrontare la crisi degli abusi in Cile. Un certo numero di vescovi si è macchiato del reato di abuso d’ufficio, coprendo i sacerdoti abusatori e gravando sempre di più sulle vittime. Alcune di loro, invitate a Roma, hanno avuto l’occasione di discutere con il Papa su “questioni difficili, come l’abuso sessuale, l’abuso di potere e specialmente [del]l’insabbiamento dei vescovi cileni”2 . Sono parole forti, che trovano coerenza nell’azione del pontefice, il quale in pochi mesi scrive una lettera ai vescovi del Cile, invia un messaggio al popolo di Dio sulla crisi degli abusi sessuali sui minori e dimette dallo stato clericale Fernando Karadima Fariña, colpevole di abusi su minori e condannato nel 2011 a una vita di preghiera e penitenza.

In linea generale, ciò che emerge è la consapevolezza di dover parlare non solo di abuso sessuale, ma anche di abuso di potere e di coscienza. Qui è il punto di svolta: spesso si tende a fermarsi alla questione morale del reato di abuso, tralasciando l’elemento del potere. In termini pastorali, va detto che l’abuso di potere si manifesta sia tra abusatore e vittima - la manipolazione ne è un esempio - sia tra istituzioni e abusati in quanto, come affermato da Papa Francesco, vi è un “modo anomalo di intendere l’autorità della Chiesa”, atteggiamento tipico del clericalismo3.

Ciò di cui la Chiesa universale si fa più consapevole è la necessità di sradicare la cultura dell’abuso mediante un’azione rigorosa, che preveda l’ascolto delle vittime, il riconoscimento del loro dolore e la condanna di coloro che si sono macchiati di tali reati. È necessario assumere un atteggiamento coerente, che aiuti a ristabilire la fiducia dell’intero popolo di Dio verso tutte le persone che operano offrendo il proprio servizio all’interno della Chiesa. Non si dovrebbe dimenticare quanto forte è il potere che si detiene come consacrati e come istituzione: in questo modo si potrà agire per il bene dei fedeli e dimostrando lealtà nei loro confronti, senza dimenticare che Cristo è la fonte da cui tale potere proviene e il modello a cui ci si dovrebbe conformare. Sarà possibile, così, creare una cultura della prevenzione che sostituisca il silenzio e l’impunità ponendo le vittime al primo posto.

*autrice del volume "Dalla parte dei piccoli. Chiesa e abusi sessuali". Edizioni La Meridiana

1 Francesco, Motu proprio Come una madre amorevole, Roma, 4 giugno 2016. Accesso 6/10/2018. (https://w2.vatican.va/content/francesco/it/apost_letters/documents/papa-francesco_lettera-ap_20160604_come-unamadre-amorevole.html).

2 Scaramuzzi I., “Le vittime del Cile: il Papa ci ha chiesto perdono, ora azioni esemplari”, La Stampa – Vatican Insider, 2 maggio 2018. Accesso 8/10/2018. (http://www.lastampa.it/2018/05/02/vaticaninsider/le-vittime-di-abusi-in-cile-il-papa-ci-ha-chiesto-perdono-ora-azioniesemplari-UOEqMbeVyj8A2g07FqG6nJ/pagina.html).

3 Francesco, Lettera del Santo Padre Francesco al popolo di Dio, 20 agosto 2018. Accesso 8/10/2018. (http://w2.vatican.va/content/francesco/it/letters/2018/documents/papa-francesco_20180820_lettera-popolo-didio.html).

 

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