Appena rientrato in casa al termine di una splendida serata vissuta insieme a duecento fratelli radunati nella splendida cornice dell'antica chiesa di Sant’Irene. 

 

 

Non eravamo un gruppo di persone radunate per discutere in maniera dialettica un tema proposto da un consiglio di presidenza come in una qualsiasi assemblea di soci di una compagine sociale. Non eravamo un comitato di rappresentanza. Qualsiasi categoria umana non può descrivere ciò che eravamo.

Il nostro stare insieme era molto di più. Memoriale di un Cenacolo dove lo Spirito, ora come allora, si manifesta e ricolma dei suoi santi doni un’assemblea di fratelli riuniti, ora come allora, nel nome dello stesso RisortoAssemblea di fratelli, segno visibile del “già e non ancora” della Chiesa di Lecce. Segno del “già” di una comunità che in questa serata, dono dello Spirito, rilegge se stessa, coglie le ricchezze della propria storia, di quel tesoro prezioso frutto dell’impegno e della fatica di tanti che negli ultimi decenni hanno cercato di disegnare nel tempo il volto della Comunità locale. E questo con gradualità, faticosa attenzione ai segni dei tempi e alle indicazioni del magistero, costante amore per la Chiesa, faticosa abnegazione, docilità allo Spirito. E, nello stesso tempo, con gli occhi purificati dallo Spirito, coglie le proprie fragilità che non la fanno essere segno vivo e significativo per gli uomini e le donne che camminano lungo le strade delle nostre città. 

Ma, per il dono dello Spirito, eravamo segno del “non ancora” che la nostra Chiesa locale vuole scrivere. Un testo che nessuno ha già pensato o scritto. Ma che tutti, come gli antichi profeti, come Giuseppe, come alcuni santi nella storia, abbiamo forse avuto coraggio di sognare e, nella grande Epifania dello Spirito di cui abbiamo fatto parte questa sera (ieri sera per chi legge, ndr), forse abbiamo avuto il coraggio di condividere con i fratelli

Il sogno della Chiesa di Lecce, radunata questa sera nel nome del Risorto, per l’azione dello Spirito sia vera profezia di quella Chiesa che, nella comune responsabilità che ci è stata affidata nel battesimo, vogliamo costruire insieme nella ricchezza dei carismi e dei ministeri. Una Chiesa che parli, una Chiesa che salvi, una Chiesa che sia compagna sulle strade di Emmaus che percorrono le donne e gli uomini del nostro tempo.

 

 

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Mi curo di te, la sanità nel Salento. Radio Portalecce