0
0
0
s2sdefault

L’aspetto più toccante ed evidente che si nota alla Casa della Carità è come sia mista e variegata la rappresentanza umana che vi si rivolge per bisogno di aiuto.

 

 

Dal nuovo povero che è colui che perde il lavoro, al clochard abituale, all’immigrato, a chi arriva da altre regioni o province, ognuno con la sua valigia, la sua storia, i suoi pensieri, sempre diversi gli uni dagli altri. Una costante è però fissa: si chiede un letto, un pasto caldo, medicine, sopravvivenza!

Oggi però mi va di parlarvi degli operatori che vi prestano il loro servizio. Dai responsabili ai volontari si nota un aspetto fondamentale che unisce tutti: serenità e consapevolezza che senza il loro aiuto tante persone sarebbero completamente alla deriva, chi per un semplice acquisto di medicine non prescrivibili, chi per una visita specialistica impossibile da affrontare economicamente, chi per questioni di vita.

Io parlo spesso con loro. Ti donano sempre qualcosa, anche una lacrima di apprensione per questioni personali, un esito medico una situazione familiare complessa. Questo connubio solidale coinvolge tutti, smentendo in parte quell’anticipato fenomeno che risponde al nome di “guerra dei poveri”; questa si trasforma magicamente in partecipazione solidale perché in quel frangente ci si sente tutti un po’ meno poveri. Qui ritrovo la dignità di sentirmi pienamente persona perché qui mi scopro amico, soggetto attivo in una relazione di rispetto e condivisione fraterna, pronto anche io a donare a loro incoraggiamenti, solidarietà. Non mi scambiano con il mio problema. Qui sono io, con il mio nome e non con il mio disagio.

Poi i problemi riprendono ciclicamente, dal lavoro alla salute, dai permessi di soggiorno ai problemi più vari e gli operatori, i volontari sono sempre lì, con il loro caldo sorriso che riaccende la dignità di ognuno.

La gratificazione maggiore avviene quando ti riaccendono come persona e la serenità si riavvia.

                                                                                                                                                                 

 

Chiesa di Lecce per il Coronavirus