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Sono passati sei anni, sembrano più tsunami consecutivi che si abbattono nella tua vita. Non vedi sbocchi in una esistenza sempre più nera, ma poi ti rendi conto che, pur se con luce diversa, il sole risorge e porta sempre qualcosa di nuovo, e non sempre il nuovo è negativo.

 

 

Ma andiamo con ordine.

Svolgo il mio lavoro di agente di commercio, tra periodi più o meno buoni, nella provincia salentina, una famiglia unita, abbastanza serena, quattro figli che ti impegnano volentieri nella crescita e negli studi. Un buon giro di amicizie, insomma si vive benino.

Poi i problemi sul lavoro. Va male con un’azienda, si cambia azienda e genere di vendita, sembra vada a gonfie vele, ma arriva il crac commerciale, perdo soldi, tempo e lavoro, aumentano solo gli insoluti con Equitalia e di conseguenza anche il rapporto con la moglie.

Le aziende non assumono volentieri quando superi i cinquanta anni. Inevitabile la separazione; lascio il paese. Fuggo a Lecce. Prima notte in stazione, disperato. Anche con i figli il rapporto è rotto. Qualcuno mi accompagna alla Casa della carità. Rifiutavo una situazione del genere. Ho da mangiare in mensa e un posto per dormire, ma sono morto dentro. Mi nascondo a tutti i conoscenti. Vegeto così per qualche tempo.

Poi un episodio che porta qualche raggio di sole, un vecchio amico mi offre un lavoro estivo al mare, nulla di particolarmente importante, anche la paga è bassa, ma mi sento padrone del mondo. Poi altri lavoretti, vado in una stanza in affitto, tante rinunce sì, ma ritrovo la dignità. Sembra finita? Macchè!

Arriva il Coronavirus.

Non si lavora, pochissime risorse grazie al Reddito di cittadinanza e ad una nuova stanza. La situazione è seria e può diventare drammatica. Notti in bianco. Un lockdown che sembra come essere agli arresti domiciliari.

Si rischia la depressione; si fa un bilancio della vita. La cosa più positiva è che mi reputo una brava persona e con i figli ora i rapporti sono migliorati.

La situazione va migliorando e torna la speranza. Si riapre tra mille cautele, ma con un naturale ottimismo. La quotidianità riprende, mi sento sereno. Dopo la più cupa notte, torna sempre il sole.

È il disgelo.

In tutto questo? Un sostegno, sottile, ma forte, quasi nascosto, forse a volte neanche così onnipotente, ma sempre tanto significativo: l’amicizia, la simpatia per me, il tifo per me, il fiato per me, da parte della Casa della carità che, nella libertà dei miei passi, mi accompagna per le strade della mia vita come profumo sulla pelle.

 

Chiesa di Lecce per il Coronavirus