La pastorale vocazionale non è un tutorial. Non si trasmette per pacchetti preconfezionati, né si misura con i numeri: si genera con la pazienza della cura e con la fiducia del seminatore evangelico.

 

 

 

 

Ne è convinto don Michele Gianola, direttore dell’Ufficio nazionale per la pastorale delle vocazioni della Cei, che è intervenuto ieri all’Auditorium Conciliazione, nel corso dell’incontro internazionale “Sacerdoti felici” con Papa Leone XIV. L’evento, promosso dal Dicastero per il clero in occasione del Giubileo dei sacerdoti e del Giubileo dei seminaristi, sarà un’occasione per condividere buone pratiche di accompagnamento e formazione.

“Le proposte che funzionano sono quelle nate da un lungo tempo di gestazione, fatto di preghiera, studio e lavoro comunitario. Non c’è una tecnica, c’è un’intelligenza spirituale del territorio”. Per questo la sua relazione si è articolata in tre verbi: seminare, approfondire, proporre.

“Seminare” significa offrire esperienze accessibili a tutti: come le Scuole della Parola, le “Dieci Parole” di don Fabio Rosini diffuse in oltre 80 diocesi, ma anche pellegrinaggi e catechesi attraverso l’arte, come nel progetto Pietre Vive. “I giovani - osserva Gianola - oggi cercano esperienze significative, incarnate, capaci di toccare corde profonde. E la semina è sempre aperta: non si rivolge solo ai ‘chiamati’, ma a tutti” (VEDI LE PROPOSTE IN FONDO ALL’ARTICOLO).

Nel secondo movimento, “approfondire”, l’attenzione si sposta sui percorsi che aiutano a discernere con maggiore consapevolezza. L’esperienza del Punto Giovane di Senigallia, attiva da oltre trent’anni, offre un modello concreto: giovani tra i 18 e i 33 anni vivono un mese di convivenza secondo una regola di vita, condividendo preghiera, lavoro, fraternità. “Oggi - spiega Gianola - l’interesse vocazionale nasce solo in comunità significative, dove ci si sente accompagnati e accolti. I giovani hanno bisogno di relazioni vere, non di parole vuote”.

“C’è stato un tempo in cui si diceva: ‘Ascoltiamo i giovani’. Ma oggi dobbiamo soprattutto accompagnarli. Hanno bisogno di qualcuno che li aiuti a dare forma a ciò che portano nel cuore”. L’approfondimento è anche ritorno al kerygma, alla sorgente dell’annuncio cristiano. Non è un caso che Leone XIV, ricevendo i vescovi italiani, abbia indicato come compito primario della Chiesa “portare Cristo nelle vene dell’umanità”. È in questo ascolto generativo che nasce la vera pastorale vocazionale: non dalla paura del calo numerico, ma dal coraggio di camminare insieme.

Il terzo verbo è “proporre”. Don Gianola ama ricordare - con una certa ironia - il celebre versetto della Prima lettera ai Corinzi: “Io ho piantato, Apollo ha irrigato, ma è Dio che ha fatto crescere”. E osserva, sorridendo, che “se Dio ha fatto crescere, è perché Paolo ha piantato e Apollo ha irrigato”.

Un modo per ribadire con forza che l’annuncio vocazionale è un’opera affidata alla responsabilità di ciascuno: “Le vocazioni non arrivano da sole - spiega - bisogna seminarle con fedeltà, accompagnarle con cura, proporle con coraggio”. Tra le esperienze segnalate, il progetto “Donne di Dio” delle monache agostiniane dei Santi Quattro Coronati, rivolto a giovani donne in discernimento, e il “Sicomoro”, nato a Como nel 2010: una comunità semiresidenziale in cui adolescenti tra i 14 e i 19 anni vivono un’esperienza di fraternità e ascolto vocazionale. Don Gianola cita anche il Beato Pino Puglisi, che fu direttore regionale dell’ufficio vocazioni: “Abbiamo bisogno di vocazioni autentiche. Non perché siamo a corto di personale, ma perché siamo membra vive del Corpo di Cristo”. Alla retorica del pessimismo contrappone una visione lucida e gioiosa: “Se un giovane si fidasse solo di quello che legge o sente dire sul sacerdozio, scapperebbe. Per questo dobbiamo raccontare anche la bellezza. Esistono preti felici, comunità fraterne, percorsi vocazionali che fanno bene. E io - conclude - non sono illuso, ma speranzoso. Perché continuo a vedere giovani che cercano, e comunità che li accompagnano davvero”.

 

 

Esperienze di discernimento vocazionale

  • Punto Giovane (Senigallia) - Convivenza mensile per giovani dai 18 ai 33 anni, con regola di vita, preghiera e fraternità. Una casa aperta alla ricerca del senso.
  • Le Dieci Parole - Percorso sui comandamenti nato a Roma nel 1993, oggi diffuso in oltre 80 diocesi: ascolto, conversione e discernimento personale.
  • Signa Veritatis (Roma) - Proposta parrocchiale fondata da don Alessandro Di Meo, con accompagnamento spirituale e vita comunitaria semi-residenziale.
  • Sicomoro (Como) - Esperienza mensile per adolescenti (14–19 anni), in comunità con un presbitero e una coppia di sposi, per riscoprire la vocazione come cammino di crescita.

 

 

Esperienze spirituali e comunitarie

  • Pietre Vive - Comunità giovanili presenti in Italia e in Europa che annunciano il Vangelo attraverso l’arte e la bellezza liturgica, con vita comunitaria e formazione teologica.
  • Donne di Dio (Roma) - Percorso vocazionale promosso dalle monache agostiniane: tre weekend di ascolto, preghiera e confronto per giovani adulti in ricerca profonda.
  • Coro Giovani (Padova) - Iniziativa di pastorale liturgica dove la musica diventa strumento di preghiera e occasione per un cammino vocazionale condiviso.
  • Pellegrinaggi vocazionali - Cammini promossi da ordini religiosi e diocesi (Santiago, Roma, Terra Santa) pensati come itinerari interiori verso il discernimento.

 

 

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