Periodicamente la Chiesa ha aggiornato la Rerum Novarum, la “carta costitutiva” del suo impegno sociale (SCARICA).

Ricordiamo la Quadragesimo Anno di Pio XI (1931), la Mater et Magistra di Giovanni XXIII (1961), la Laborem Exercens (1981) e la Centesimus Annus (1991) di Giovanni Paolo II (quest’ultima celebra il centenario della Rerum Novarum), la Caritas in Veritate (2009) di Benedetto XVI, la Laudato Si’ (2015) e la Fratelli Tutti (2020) di Francesco, che consolidano in maniera poderosa il paradigma della cura della casa comune, dell’ecologia integrale, della fraternità e dell’amicizia sociale. Nel 2020 e nel 2024 Francesco interviene anche in tema di trasparenza, inclusione e responsabilità nello sviluppo algoritmico, chiedendo che l’IA sia al servizio di “una fraternità più grande”. In questo contesto Padre Paolo Benanti lancia il termine “algoretica”, per un nuovo “Umanesimo digitale”.
Sulla strada del nuovo Pontefice si pone dunque una sfida attuale ma con radici antiche: ci sono i prodromi per un’ipotetica nuova enciclica, una “Rerum Novarum 2.0” di Leone XIV che, nell’ambito dell’attuale “rivoluzione industriale” e della dottrina sociale della Chiesa, ispiri l’impegno di cattolici e donne e uomini di buona volontà. In un mondo dove l’IA possa riconoscere la dignità e il valore di ciascuno, può essere il momento per mettere nuovamente mano alla “carta” dell’impegno sociale, che tocchi i grandi temi interconnessi del lavoro, dello sviluppo (nell’accezione di s-viluppo, fuoriuscita dalla condizione di “viluppo”, oltre la semplice crescita economica, considerando anche condizioni come libertà e sussidiarietà e ambiti culturale e politico), della comunità (nella declinazione di welfare, sostenibilità e cooperazione digitale).
UN NUOVO UMANESIMO DIGITALE E SOCIALE PER UN NUOVO IMPEGNO GENERATIVO
Possiamo, quindi, aspettarci anni di rinnovato impegno collettivo per un nuovo Umanesimo, che sia digitale, certamente, ma che sia soprattutto profondamente sociale? Le trasformazioni in atto, accelerate dalla rivoluzione dell’intelligenza artificiale, richiedono uno slancio generativo che metta al centro la persona, le comunità e i territori, in politica, in economia, in società.
Come nel 1891 la Chiesa alzò lo sguardo dalle ciminiere per affermare la dignità del lavoratore e lanciare nuove direttrici di impegno sociale, oggi punta gli occhi sugli attuali modelli basati sull’IA, riconoscendovi un potenziale per curare, educare, connettere e sviluppare nuovi “beni relazionali”.
La Rerum Novarum mostrò che la fede può incidere nella storia interpretando i bisogni dei lavoratori, dialogando con la tecnica, innescando un impegno sociale attivo ed enzima di cambiamento sociale ed economico. L’intelligenza artificiale, come allora la rivoluzione del vapore, esige una visione che unisca etica, economia, finanza, diritto e spiritualità. L’eredità della Rerum Novarum insegna, quindi, che tecnica e organizzazioni socio-economiche, se guidate da un’etica della dignità e del bene comune, possono trasformarsi in motore di fraternità e sviluppo inclusivo.
Papa Leone XIV potrà tracciare una rotta, offrire una bussola, capaci di abbracciare questa fase storica quale occasione di maggiore fraternità universale. Il seme, piantato 134 anni fa, è pronto a fiorire di nuovo, innescando una nuova fase di impegno sociale generativo, che possa produrre frutti di innovazione sociale, economica e cooperativa nell’epoca dell’IA. Una visione, dunque, ma anche un’utopia - si, nel senso di una “città ideale” -che, ancorché non realizzabile nell’immediato in maniera identica, funga da orizzonte di ispirazione per un reale movimento di cambiamento in tutti gli ambiti dell’agire umano.
*economista e professore a contratto Università degli Studi di Bari “A. Moro”

