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«Da alcune settimane siamo entrati nel deserto quaresimale e mai avremmo immaginato che ben presto questo deserto della Quaresima si sarebbe trasformato nel deserto che stiamo sperimentando...».

 

 

È uno stralcio del messaggio che il parroco dei Santi Angeli Custodi di San Pietro Vernotico ha rivolto alla propria comunità, come commento alla consueta Via crucis che, in questo delicato momento storico, ogni fedele ha vissuto nella propria abitazione, ricevendo il foglio delle meditazioni.

Queste parole così pregnanti rivelano in modo straordinario il clima che l’intera Chiesa Italiana sta vivendo in questi giorni a causa del dilagare del fenomeno del Coronavirus che ha costretto la Conferenza episcopale italiana a sospendere ogni tipo di celebrazione con la presenza dei fedeli.

È un tempo di prova che tutta l’Italia sta sperimentando, rinunciando alla quotidianità della propria vita fatta di incontri, abbracci, chiacchierate, a volte così banali, ma che oggi acquistano una valenza così preziosa che inesorabilmente mancano a ciascuno di noi.

Per vivere pienamente questo tempo di Quaresima, ogni comunità ha adottato, grazie ai social media, diverse occasioni che permettono ai fedeli di sentirsi “vicini” e di partecipare ai vari momenti di preghiera, Celebrazioni e riflessioni quotidiane.

Don Vincenzo Martella, nella parrocchia dei Santi Angeli Custodi, ha proposto alcune iniziative per coinvolgere la comunità, in special modo i bambini che più di tutti, vivono questi giorni insoliti, lontani dalle scuole e dai vari centri ludici-ricreativi, rinunciando a frequentare i nonni o passeggiando nei parchi cittadini.

In comunione con le tante proposte realizzate nel nostro Paese (flash-mob, concerti via streaming, l'inno di Mameli cantato dai balconi…), anche sulla facciata esterna della chiesa Santi Angeli Custodi è stato esposto il tricolore come duplice segno distintivo italiano: la comunione fraterna con tutti gli abitanti, in special modo gli ammalati e il ringraziamento verso il mondo sanitario chiamato, in prima linea contro la diffusione e il contagio di questo virus.

 “Cinque minuti di preghiera in famiglia”: è una delle varie iniziative proposte. Alle ore 20.00, ogni sera tutta la famiglia si riunisce unita e in sintonia spirituale con tutta la Comunità per riflettere sul Vangelo del giorno e invocare la protezione del Signore, con l’orazione inviata dal nostro Arcivescovo.

Per la festa di San Giuseppe, si è chiesto ai bambini di inviare un videomessaggio augurale al proprio papà, condividendolo con gli amici sulla pagina facebook dell’oratorio.

Infine, un’attenzione particolare è stata rivolta ai poveri e ai bisognosi della comunità parrocchiale. Don Vincenzo ha invitato i fedeli, rispettando le regole imposte dal governo, di non sospendere la carità verso gli ultimi che proprio in questo tempo così difficile, necessitano più che mai della generosità e dello spirito solidale di tutto il paese. La chiesa, così come richiesto anche dall’arcivescovo Seccia, resterà aperta con la presenza dei “cesti della carità” per soddisfare i bisogni primari dei cittadini poveri e disagiati.

Don Vincenzo, alla fine del suo videomessaggio ha abbracciato idealmente tutta la comunità parrocchiale e cittadina, definendola “testimone di speranza”.

«In questo periodo, sono testimoni di speranza i medici, gli operatori sanitari e gli infermieri che vivono in trincea... sono operatori di speranza quei genitori chiamati a restare accanto ai propri figli... sono testimoni di speranza i volontari che non arrestano la propria opera di solidarietà... vorremmo essere operatori di speranza anche noi sacerdoti per le nostre realtà locali e per le nostre famiglie...».

Radichiamo dentro i nostri impauriti pensieri questa virtù, la speranza, definita da Benedetto XVI, nell’encliclica “Spe Salvi”, come un dono della fede che agisce nel quotidiano. È uno strumento di fiducia per noi cristiani verso l’incerto cammino che non termina nel vuoto o nell’oscura notte del Sabato Santo, ma squarcia le tenebre della sofferenza e della paura, facendo scorgere i tenui albori del mattino di Pasqua, la luce di un giorno nuovo, la speranza della nostra resurrezione.

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Chiesa di Lecce per il Coronavirus