La liturgia dei Vespri della Quarta settimana ha introdotto giovedì scorso, nel santuario di Maria Madre della Chiesa in contrada Jaddico a Brindisi, la sessione di apertura dell’inchiesta diocesana sulla vita, le virtù e la fama di santità del Servo di Dio Teodoro D’Amici.

 

 

Un laico che - dopo le apparizioni verificatesi tra il 1962 e il 1963 -, ha fondato e realizzato quel santuario mariano, il primo dedicato a Maria Madre della Chiesa dopo la definizione di quel titolo mariano nel Concilio Vaticano II. 

Col giuramento dell’arcivescovo di Brindisi-Ostunimons. Giovanni Intini, del postulatore, prof. Romano Gambalunga, del vicepostulatore don Claudio Cenacchi, e dei membri del tribunale costituito dal delegato episcopale, don Giuseppe Pendinelli, dal promotore di giustizia mons. Pio Realino Conte e dal notaio Vito Colaianni, è stato ufficializzato un itinerario che ha nelle sue date più significative quella del 3 agosto scorso quando fu pubblicato l’editto sull’avvio ufficiale della Causa di beatificazione e canonizzazione, dopo che la Conferenza episcopale pugliese il 14 settembre 2023, aveva concesso il nulla osta al presule diocesano. L’8 dicembre 2022, Solennità dell’Immacolata Concezione e giorno antecedente l’annuncio del cambio di guida in diocesi, invece, era stato mons. Domenico Caliandro a rendere noto il proprio decreto sui fatti accaduti a Jaddico nel 1962 e 1963, da ritenere veri e soprannaturali.

Nel suo breve intervento, il postulatore ha confermato quanto riferito giorni prima in un’intervista circa gli aspetti più significativi, nella vita di D’Amici, che testimonierebbero la sua santità. «Da un lato una persona molto umile, semplice, trasparente e docile alla Chiesa in ogni momento e rispetto a un fatto che era estremamente delicato per la sua portata soprannaturale - ha detto Gambalunga -. Teodoro mai, né si propose, né si nascose, né fece questioni di sorta, una volta avvenuto quest’incontro con Maria. Un altro aspetto è la conversione profonda, spirituale e radicale di vita; la presenza assidua e nascosta al santuario, mettendosi completamente al servizio dei pellegrini, senza protagonismi o vantaggi personali, ma continuando a vivere la sua vita di laico, credente, lavoratore, marito, padre di famiglia. Tutto a partire da una profonda, costante immersione nella preghiera, in un dialogo personale con Maria e con Gesù. Un aspetto che assolutamente risalta - ha osservato ancora - è che il cambiamento di Teodoro fu colto da tutti, ma non perché iniziò a fare cose diverse, a parte la costruzione e la frequentazione del santuario, quanto piuttosto perché in quel cambiamento, si notò un riflesso luminoso in un sorriso, in una mitezza e soprattutto in una perseveranza a tutta prova. Egli perseverò fedele a quella parola ricevuta. La tipologia della sua santità la inserirei in quella distinzione che fa von Balthasar fra una santità che Dio offre e presenta alla Chiesa tramite una fama travolgente, evidente che non si può non notare e un altro tipo, che sarebbe più affidata alla responsabilità dei pastori e della Chiesa nel suo ruolo di Maestra, madre che nutre i suoi buoni figli. In questo secondo tipo di santità, indicata dalla Chiesa di Brindisi-Ostuni, c’è una persona, guardando alla quale si può ricevere un grosso stimolo nel nutrire la propria vita di fede e perseverare in essa». 

 

Forum Famiglie Puglia

 

Mi curo di te, la sanità nel Salento. Radio Portalecce