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In occasione del 50° anniversario di sacerdozio dell’arcivescovo di Otranto, mons. Donato Negro, Portalecce pubblica una serie di interventi non solo per festeggiarlo ma soprattutto per fare memoria ed invitare la comunità diocesana leccese, di cui egli è figlio, alla preghiera per lui e per le vocazioni al sacerdozio.

 

 

 

Il giubileo sacerdotale di mons. Donato Negro, mentre è per il nostro arcivescovo una straordinaria occasione di rendimento di lode al Signore per il dono della vocazione, è per l’intera comunità di Otranto una preziosa circostanza per esprimere sincera gratitudine per il suo fecondo ministero episcopale nella diocesi dei Santi Martiri.

È proprio la canonizzazione dei Martiri Idruntini il momento di speciale grazia che ha visto mons. Negro diretto protagonista nel portare al termine il processo super Miro e nel vivere, insieme all’intera diocesi, in Piazza San Pietro in Vaticano, quella solenne e tanto attesa celebrazione.  Dopo che Benedetto XVI nel Concistoro dell’11 febbraio 2013, infatti, decretò la santità dei Martiri di Otranto, Antonio Primaldo e Compagni, il neoeletto Papa Francesco, nel successivo 12 maggio, presiedette il solenne pontificale, in cui essi venivano canonizzati.  

Già dai primi mesi del suo arrivo ad Otranto, poi, il nostro arcivescovo ha dato un chiaro orientamento a quelle che poi sarebbero state tutte le sue successive scelte pastorali e nel primo Documento di lavoro affidato ai presbiteri e alle comunità parrocchiali, La porta aperta, esprimeva la necessità di aprire le porte della Chiesa diocesana alle novità di un contesto sociale e culturale in strepitoso cambiamento e invitava tutto il popolo di Dio a saper cogliere le domande più profonde iscritte nel cuore degli uomini.

Per questo ha subito rimarcato la volontà di porre l’evangelizzazione come compito permanente della comunità credente.

Il suo primo passo in diocesi è stato quello di ascoltare il vissuto della gente comune attraverso la costante presenza sul territorio e tramite un’indagine socio-culturale sulla realtà familiare e giovanile. Gli aspetti emersi dall’indagine, poi, sono diventati oggetto di discernimento comunitario fino ad arrivare nel 2004 alla maturazione del progetto pastorale diocesano, In mezzo alle case.

Da lì in poi, il tragitto del ministero episcopale di mons. Negro era segnato e bastava solo realizzarlo con pazienza e tenacia. È subito sembrato urgente ai suoi occhi investire le migliori energie sulla formazione dei formatori e, contestualmente, nella elaborazione di itinerari di fede, che in tutti questi anni, hanno sostanziato a più livelli la proposta catechistica diocesana.

La visita pastorale indetta nel 2006, poi, ha permesso all’arcivescovo di sostare in maniera prolungata nel tessuto delle parrocchie e di incoraggiare quanti, sacerdoti, religiosi e laici, si spendevano instancabilmente per il bene della Chiesa.

Quello di mons. Negro è certamente un episcopato di instancabile lavoro che vede da parte sua il costante sforzo del paterno accompagnamento verso tutte le realtà pastorali parrocchiali e diocesane, che egli sente davvero come sue. La cura del presbiterio e di ogni singolo presbitero, la premura paterna verso il seminario diocesano e verso i seminaristi, la sua costante presenza nelle comunità parrocchiali, la sua sincera e concreta attenzione verso i poveri, sono i tratti più significativi dello stile sobrio e generoso del suo ministero episcopale.

*vicario generale arcidiocesi di Otranto

 

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