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Tonino Bello seminarista, dalla sua diocesi di Ugento nel 1950, dopo il ginnasio, arriva a Molfetta per gli studi liceali.

 

 

 

Dopo l’esame di maturità, il suo vescovo, mons. Giuseppe Ruotolo, nell’ottobre 1953 gli propone di iniziare gli studi teologici presso l’Onarmo (Opera nazionale assistenza religiosa e morale operai) di Bologna, il seminario dei preti operai. Domani 24 marzo il vecchio seminario tornerà a vivere e verrà intitolato proprio a don Tonino, a trent’anni dalla sua morte, con un importante evento alla presenza dell’arcivescovo di Bologna, il card. Matteo Zuppi e della ministra dell’università e della ricerca Anna Maria Bernini.

La struttura diverrà a settembre il nuovo studentato della Fondazione Ceur a marchio Camplus ma domani ci si soffermerà sull’illustre seminarista salentino che qui dall’allora card. Lercaro riceve gli ordini minori e il suddiaconato e, subito dopo, la proposta di rimanere per sempre nella sua diocesi.

Ma don Tonino, legato indissolubilmente alla sua terra d’origine, ringrazierà il cardinale verso il quale nutrirà sempre stima e affetto filiale, ma sceglierà di tornare nel suo Salento: un legame che lo accompagnerà per sempre in vita e dopo la vita.

Degli anni passati a Bologna più tardi dirà: “Un periodo bellissimo. Si vivevano già i segni del periodo preconciliare, e poi c’era la presenza straordinaria del card. Lercaro. Tutto ruotava intorno alla riscoperta della liturgia e dei suoi valori sociali. Di quegli anni ricordo soprattutto il contatto continuo con gli operai, quando il nostro mondo era ancora troppo chiuso, forse diffidente”.

A distanza di tanti anni, è impensabile raccogliere delle valutazioni precise, ma in generale, si può tranquillamente affermare che tutti coloro che gli furono compagni all’Onarmo stimarono e ammirarono Tonino come seminarista esemplare; di alcuni diventò amico col passare del tempo. Basti fare un paio di nomi: mons. Gian Pietro Fabbri della diocesi di Forlì-Bertinoro e mons. Giorgio Serenari di Bologna. Per non parlare dei rapporti con il rettore, mons. Magagnoli, il quale continuò a tenersi in contatto con lui e a considerarlo il migliore tra tutti gli alunni succedutisi dagli anni ’40 fino alla sua morte.

Si può quindi affermare che a Bologna don Tonino Bello ricevette tanto, ma anche lasciò un’impronta non effimera: ovviamente, non tanto in campo pastorale quanto, ancora più specificamente, nell’ambito della formazione seminaristica.

Ecco da cosa deriva la decisione di dedicare l’intera strutta all’ormai Venerabile vescovo salentino e perché saranno tanti gli interventi e gli omaggi a don Tonino nella cerimonia di intitolazione di domani, moderati da Maurizio Carvelli, founder e Ceo di Camplus. Interverranno mons. Tommaso Ghirelli, vescovo emerito di Imola, il professore Unimore Gianni La Bella e il vescovo della diocesi di origine di don Tonino, Ugento-Santa Maria di Leuca, mons. Vito Angiuli.

Sarà presente anche la Fondazione don Tonino Bello nella persona del presidente Giancarlo Piccinni che durante la cerimonia consegnerà il Premio don Tonino Bello al card. Zuppi.

Un evento che evidenzia il segno profondo lasciato e che continua a lasciare don Tonino non solo nel nostro territorio salentino e pugliese ma anche nazionale, nel ricordo e l’esempio vissuto da chi ha incrociato i suoi passi, le sue parole, i suoi insegnamenti e il suo ministero oggi nel cammino speranzoso verso l’attesa beatificazione di un prete la cui santità è richiamata dai comuni fedeli fino allo stesso Papa Francesco.

 

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